Cristina di Svezia. Una regina a Roma

Cristina di Svezia_Cartesio_lasinodoro

Tra le figure più celebri del Seicento romano, la regina Cristina di Svezia occupa un ruolo di primaria importanza, non solo a livello politico ma anche – e soprattutto – culturale. Scopriamo insieme tutta la sua affascinante storia.

 

Cristina di Svezia: un po’ di storia

Nata a Stoccolma nel 1626, era figlia del Gustavo II Adolfo di Svezia. Fu educata dal cancelliere Oxenstierna con molta cura, ma quasi virilmente, poiché perse il padre molto presto tanto che gli succedette al trono all’età di soli 6 anni, rimanendo poi al comando fino al 1644, occupandosi direttamente degli affari dello stato.

 

 

Dopo la pace di Vestfalia si dedicò alle letture filosofiche e letterarie predilette, chiamando a Stoccolma i più celebri uomini di cultura del tempo tra cui Grozio e Cartesio, ma trascurando forse il governo che andò in mano di favoriti, con malcontento del paese.

 

La conversione al Cattolicesimo e l’arrivo a Roma

Subì una profonda crisi religiosa che nel 1654 la portò a convertirsi al cattolicesimo e ad abdicare in favore del cugino Carlo Gustavo che divenne re con il nome di Carlo X, decidendo poi di lasciare subito la Svezia temendo le vendette dei protestanti. Si recò dapprima in Olanda, in Austria ed infine in Italia, decidendo di stabilirsi a Roma.

Arrivò in città nel 1655 dove fu accolta con onori e grandi festeggiamenti: che trionfo per il nuovo papa, Alessandro VII Chigi, poter accogliere una regina convertita! L’ex sovrana raggiunse il Vaticano a bordo di una lettiga appositamente disegnata per lei da Gian Lorenzo Bernini del quale divenne grande amica, facendo spesso visita all’artista nel suo studio. In suo onore, fu lo stesso Bernini a restaurare la famosa Porta del Popolo, sulla quale ancora oggi si può leggere la scritta che inneggia al “suo felice e fausto ingresso”  in città (Felici faustoque ingressui) avvenuto il 23 dicembre 1655, posta subito al di sotto del simbolo araldico dei Chigi.

 

 

Giunta nella Basilica di San Pietro, la regina si inginocchiò di fronte all’altare e, il giorno di Natale, ricevette tutti i sacramenti per mano dello stesso papa: il suo status era infatti quello di una delle più notevoli donne convertite al cattolicesimo.

Fu un periodo pieno di importanti celebrazioni anche perché proprio in quel periodo ricadeva anche l’anniversario di Alessandro VII e i festeggiamenti la tennero occupata sino a quando non si insediò ufficialmente a Palazzo Barberini, dove Cristina venne accolta da una folla di 6000 spettatori oltre che da una processione di cammelli ed elefanti abbigliati all’orientale e con torri in legno sulle loro groppe!

 

Cristina di Svezia_Palazzo Barberini_lasinodoro

 

Risiedette poi a Palazzo Farnese e, legatasi al cardinale Azzolino, si diede a intrigare per avere la corona di Napoli, poi pensò anche, con l’appoggio della Santa Sede, alla corona del regno di Polonia: tutti piani fantastici che le procurarono diffidenze e amarezza, oltre all’ostilità del proprio paese.

 

La residenza a Palazzo Corsini e l’Accademia dell’Arcadia

Dopo aver viaggiato nuovamente per tutta l’Europa, facendo anche per brevi periodi ritorno in Svezia (nel 1660 e nel 1667) , decise infine di rientrare a Roma e di stabilirsi a Palazzo Corsini. Qui fece modificare gli interni per ospitare la collezione di statue al pianterreno e la quadreria al piano nobile; e di questa fase, si conserva ancora oggi traccia nell’Alcova della Regina, dove sopravvivono le decorazioni cinquecentesche.

 

 

La regina, donna di grande cultura e amante delle arti, utilizzò il palazzo come sede per la sua piccola corte, organizzando feste e avventure galanti, ma anche e soprattutto come sede del circolo intellettuale da lei istituito nel 1674: l’Accademia Reale che fu l’origine dell’Accademia dell’Arcadia fondata poi ufficialmente nel 1690 da Giovanni Vincenzo Gravina, Giovanni Mario Crescimbeni e altri 12 letterati, dopo la morte di Cristina di Svezia, nel cui salotto erano soliti riunirsi.

 

Jacob_Ferdinand_Voet_Ritratto di Cristina_di_Svezia_lasinodoro

 

Il nome fu scelto con riferimento alla regione greca, simbolo fin dall’antichità di vita innocente e serena. I soci, detti “pastori”, crebbero ben presto e sempre di più di numero tanto che l’Accademia istituì varie colonie, fissando la sua sede, nel 1725, sul Gianicolo nel celebre Bosco Parrasio.

 

La sepoltura in San Pietro

Cristina di Svezia_Monumento funebre San Pietro_lasinodoroNel febbraio del 1689 la sessantaduenne Cristina si ammalò seriamente e il 19 aprile dello stesso anno morì, confortata solo dal cugino, il marchese Michele Garagnani, e dal fedele cardinale Azzolino che presenziò al suo capezzale fino alla sua dipartita. Aveva chiesto di essere sepolta in una tomba semplice, ma Innocenzo XI Odescalchi insistette per prima cosa nel voler esporre il suo corpo su un lit de parade per quattro giorni a Palazzo Corsini.

Imbalsamata, vestita di broccato bianco e munita di maschera d’argento sul viso, scettro tra le mani e corona di metallo smaltata sul capo, venne posta in tre bare (una di cipresso, una di piombo e una di quercia). La processione del funerale venne guidata dalla Chiesa di Santa Maria in Vallicella sino alla Basilica di San Pietro, dove la regina fu sepolta nelle Grotte Vaticane, una delle sole tre donne ad aver avuto questo privilegio (le altre furono Matilde di Canossa e Maria Clementina Sobieska). E sempre in suo onore il papa commissionò a Carlo Fontana la realizzazione di un imponente monumento funebre che ancora oggi possiamo ammirare all’inizio della navata destra, quasi di fronte alla struggente Pietà di Michelangelo.

Controlla nel programma mensile quando è possibile visitare insieme a noi questi straordinari luoghi profondamenti legati al soggiorno romano di Cristina di Svezia!

 

Villa Lante a Bagnaia e i suoi straordinari giardini all’italiana

Villa Lante_Fontana dei Mori_lasinodoro

Votata Parco più bello d’Italia nel 2011, Villa Lante a Bagnaia è effettivamente una delle residenze cinquecentesche più spettacolari della nostra penisola!

La sua straordinaria particolarità risiede tutta nella predominanza del giardino rispetto all’opera architettonica: la residenza si sdoppia infatti in due piccoli edifici gemelli (anche se costruiti in tempi diversi) simmetrici rispetto all’asse centrale del giardino che domina l’intera composizione attraverso il percorso d’acqua.

 

 

Villa-Lante-Bagnaia_lasinodoro

 

La storia della Villa

Nel 1512 il cardinale Raffaele Riario (nipote di papa Sisto IV della Rovere) fece recintare 25 ettari di terreno, ai piedi dei Monti Cimini, con un muro di cinta a ridosso del piccolo borgo medioevale di Bagnaia – a soli 4 Km di distanza da Viterbo – per trasformarlo in un barco per la caccia: è così che ha inizio la storia della villa destinata a divenire residenza estiva dei vescovi di Viterbo.

Passato di cardinale in cardinale (dal nipote Ottaviano Riario al cardinale Niccolò Ridolfi, nipote di Leone X), l’intervento più significativo qui apportato si deve al cardinale Gianfrancesco Gambara – vescovo di Viterbo – che tra 1511 e 1569, forse col supporto dell’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, realizzò proprio qui la sua Villa delle Delizie rievocando con il parco e la tenuta di caccia l’Età dell’Oro. E’ qui che il cardinale si divertì infatti a progettare la propria personale oasi di relax e pace, con affreschi e giardini da sogno!

 

Villa Lante_lasinodoro

 

 

Le fontane più celebri di Villa Lante

Cascate, ninfei, zampilli e scherzi d’acqua dialogano vivacemente con la pietra, spezzando il rigore perfetto dei giardini all’italiana impreziositi ulteriormente da straordinarie fontane monumentali. E le più famose sono Fontana dei Mori, uno specchio d’acqua che eleganti balaustre suddividono in quattro bacini su cui galleggia una barca con un putto zampillante e al centro un triplice cerchio di vasche culminanti nel gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma di papa Sisto V.

 

Villa Lante_Fontana dei Mori_lasinodoro

 

Da segnalare sono poi la Fontana dei Lumini, come a formare tante fiammelle di candele argentate; o ancora la Fontana della Catena, una grossa quantità d’acqua defluisce e scende tumultuosa saltellando nell’inviluppo avvolto e concatenato delle chele di un gambero, emblema del Cardinale Gambara. La più estrosa è però forse la Fontana dei Giganti con davanti la cosiddetta “Mensa del Cardinale”, una larga e lunga tavola in peperino usata per fastosi ricevimenti! 

 

 

Le “palazzine gemelle”

E tra queste meraviglie, proprio davanti alla maestosa Fontana dei Mori, si ergono i due piccoli edifici gemelli costruiti in tempi diversi: le palazzine Gambara e Montalto.

La Palazzina Gambara con meravigliosi soffitti a cassettoni, stucchi ed affreschi di paesaggio, alcuni raffiguranti Villa d’Este a Tivoli, Palazzo Farnese a Caprarola e Villa Lante come era in principio; mentre la Palazzina Montalto, che nel nome ricorda il cardinale Alessandro Peretti di Montalto (nipote di papa Sisto V e successore del Gambara come amministratore apostolico di Viterbo all’età di 17 anni) che la fece ultimare nel 1590 è impreziosita da una combinazione di affreschi e intonaco modellato, quasi un trompe-l’œil ed un importante soffitto a cassettoni decorato.

 

 

Per la decorazione delle palazzine furono incaricati i più importanti artisti dell’epoca: Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta per la Palazzina Gambara; Agostino Tassi, il Cavalier d’Arpino e Orazio Gentileschi per la Palazzina Montalto. Le due costruzioni, simmetriche e a pianta quadrata, sembrano però non voler assolutamente interrompere il flusso d’acqua, elemento naturale e vero protagonista della Villa attraversata longitudinalmente da un ruscello che sgorga in alto dalla roccia e segue il pendio del terreno, sfruttando i dislivelli e raccordandosi con terrazze e fontane fino a placarsi nel quadrato della Fontana dei Mori.

 

Come mai “Villa Lante”?

La residenza è però oggi conosciuta come Villa Lante poiché nel 1656 per volere di papa Alessandro VII Chigi passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, duca di Bomarzo, quando la costruzione aveva già 100 anni di vita! Vuoi venire a visitare questa meraviglia del Lazio insieme a noi? Controlla il programma mensile per vedere quando!

 

 

 

I sette colli di Roma (Parte II)

sette colli_lasinodoro

Dopo aver scoperto i primi tre colli (se li hai persi li puoi trovare qui), vediamo quali furono gli altri: buona scoperta!

 

Esquilino

Questo vasto colle, un tempo ospitava tra le altre cose, un’enorme necropoli, ovvero una città dei morti, di cui ancora oggi possiamo vedere qualche traccia, lungo le strade del rione. Il fatto di essere molto verdeggiante, ha favorito poi la costruzione di alcune magnifiche ville, come quella di Mecenate, grande amico di Augusto e protettore delle arti.

 

Auditorium Mecenate ricostruzione_lasinodoro

 

Qui infatti si estendevano i suoi rigogliosi giardini, accanto a quelli di altri importanti personaggi, come per esempio negli anni successivi quelli di alcuni imperatori. Ma non solo. Ovviamente qui vi erano anche numerose case comuni e alcuni resti oggi è possibile vederli scendendo nei sotterranei di palazzi e chiese! Anche qui con il tempo vennero costruite molte chiese, come la Basilica di San Pietro in Vincoli, che ospita una famosa statua di Mosè fatta da Michelangelo; la Basilica di San Martino ai Monti, ma soprattutto quella di Santa Maria Maggiore, costruita, secondo la tradizione, sul luogo dove la Madonna fece nevicare in pieno agosto!

 

 

Quirinale

Il colle oggi è la sede del Presidente della Repubblica, che risiede nel famoso Palazzo del Quirinale. Ma non è l’unico edificio nobile presente sul colle. Qui infatti si trovano anche le residenze di due famiglie antichissime, i Colonna e i Pallavicini Rospigliosi, ciascuno con il loro maestoso palazzo (beati loro!).

In passato questo colle fu abitato dal popolo inizialmente nemico mortale di Roma e cioè i Sabini, con il loro capo Tito Tazio. Dopo una terribile guerra però, i Romani e i Sabini giunsero alla pace e cominciarono a fondersi in un unico popolo. Qui inoltre sorgeva un luogo di culto dedicato ad un antico dio, Quirino (da cui il nome Quirinale), che venne poi associato a Romolo, asceso al cielo e divinizzato!

 

sette colli_tempio quirino_lasinodoro

 

Sul punto più alto del colle, oggi si trova un incrocio, detto delle “Quattro fontane”, proprio per la presenza di quattro belle fontane: una rappresenta il fiume Tevere; una il fiume Arno; una la dea Giunone e l’altra la dea Diana. 

 

 

 

Viminale

E’ forse il colle meno noto di tutti, ma anche il Viminale fu molto importante per la città di Roma, ieri come oggi. Deve il suo nome alle piante di vimini che un tempo lo ricoprivano e che oggi lasciano il posto a importanti palazzi, hotel, edifici pubblici e di spettacolo, come il famoso Teatro dell’Opera di Roma. Sul Viminale l’imperatore Diocleziano fece costruire le più grandi terme mai esistite, che da lui prendono il nome: le Terme di Diocleziano!

 

 

Quando ormai non funzionarono più, al loro interno sorse un convento di monaci certosini e nel Cinquecento Michelangelo (sì sempre lui!), costruì per loro un bellissimo chiostro, dove poter passeggiare, e una meravigliosa basilica dedicata ai martiri e agli angeli. Oggi all’interno dei resti delle terme e del convento, sorge un interessante museo sulla scrittura romana!

 

Celio

All’inizio il nome del colle doveva essere Querquetulano, perché ricco di alberi di querce, cambiando poi nome per ricordare un eroe etrusco, Celio Vibenna.

 

sette colli_celio_lasinodoro

 

 

Qui in passato venne costruito un grande tempio dedicato all’imperatore Claudio, morto e divinizzato, ma non solo: sorsero anche domus (ville lussuose) e insulae (palazzi comuni) e alcuni di questi è ancora oggi possibile vederli all’interno di un museo che si trova nei sotterranei della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Ovviamente anche qui vennero costruite molte chiese, ma anche un bel parco. Si chiama parco di Villa Celimontana, una volta appartenuto ad un ricco nobile, ma oggi aperto a tutti, per camminare e giocare nel verde! 

 

Celio_Villa-Celimontana_lasinodoro

 

Ti sono piaciuti i sette colli di Roma? Se vuoi saperne di più non ti resta che seguirci in una delle nostre visite giocate!

 

Villa Poniatowski e le meraviglie del Museo Etrusco

villa_poniatowsky_ingresso_lasinodoro

Situata nel quartiere Flaminio, costituisce oggi una straordinaria sede del vicino Museo Etrusco di Villa Giulia in cui sono esposti reperti etrusco-italici provenienti dal Latium Vetus e dall’Umbria.

 

villa_giulia_complesso_lasinodoro

 

La storia della Villa

La sua storia inizia intorno al 1550 quando la famiglia Cesi – in seguito alla morte di Giulio III – acquistò un terreno in questa parte della città per edificare una villa che il celebre viaggiatore Michel de Montaigne, proprio in quegli stessi anni, definì come una delle più belle di Roma, celebrata poi anche nelle meravigliose incisioni di Giovanni Francesco Venturini (fine 1500) e Giuseppe Vasi (metà 1700).

 

villa_Poniatowski_G. F. Venturini_lasinodoro

 

Nel 1702 la villa, ormai in decadenza, fu acquistata dalla famiglia Sinibaldi che la restaurarono per farne la personale residenza di campagna fino a quando il 28 febbraio del 1800 venne venduta al principe Stanislao Poniatowski che incaricò l’architetto Giuseppe Valadier di rimodellare la villa secondo il contemporaneo gusto neoclassico.

 

L’arrivo del principe Poniatowski e del Valadier

L’architetto decise però di conservare alcune situazioni precedenti: l’ampia terrazza prospiciente la facciata, la cordonata d’accesso e – al livello inferiore – due grandi archi (già della Villa Cesi) che ora incorniciano la veduta prospettica da via Flaminia e un piccolo giardino all’italiana.

L’intervento di maggior pregio è certamente il più ampio giardino di stampo mitteleuropeo che fiancheggia l’edificio, voluto dal principe stesso a imitazione del Parco Lazienki a Varsavia, residenza estiva del fratello! Il giardino Poniatowski, formato da terrazze a gradoni, era ornato da sculture antiche e si presentava chiuso nella parte superiore, verso il colle, da un pergolato detto loggia delle delizie.

 

villa_Poniatowski_veduta di Parco Lazienki a Varsavia_lasinodoro

 

 

Le decorazioni interne

Di particolare raffinatezza è la decorazione degli ambienti di rappresentanza della villa che i restauri hanno restituito all’originario aspetto e tra le più suggestive vi sono certamente la Sala dell’Ercole Farnese, la Sala Indiana con affreschi ottocenteschi dai temi esotici e la Sala delle Colonne doriche con affreschi neoclassici di paesaggi egiziani e il colonnato in prospettiva.

 

 

Ma chi era il principe Poniatowski?

Nato a Varsavia nel 1754, era il nipote dell’ultimo re di Polonia Stanislao Augusto Poniatowski e per molto tempo fu ritenuto il suo erede al trono, distinguendosi tra la nobiltà polacca per il suo amore per le arti e la cultura. In seguito all’abdicazione dello zio nel 1795, si trasferì a Roma dove acquistò una serie di possedimenti terrieri nella zona del Lago di Albano e di San Felice Circeo, e in città la villa extraurbana e il palazzo di Via della Croce.

Ed è qui che trovò rifugio una giovane donna di nome Cassandra Luci, sfuggendo all’anziano marito dopo l’ennesimo litigio. Tra i due ben presto nacque l’amore, nonostante la differenza d’età (lei era più giovane di una ventina d’anni) e di classe sociale; ribattezzata Caterina in onore dell’imperatrice russa, diede al principe ben cinque figli.

 

 

La Villa in epoca moderna

Negli anni seguenti, la costruzione è interessata da numerose compravendite – dal generale Sykes al pittore Domenico Carelli e al nobile inglese Francesco Moore Esmeade – e subì gravi danni in seguito agli scontri della Repubblica Romana nel 1849 tra garibaldini e francesi. Nel 1871 la villa fu acquistata dalla famiglia Riganti, che edificò una conceria nell’area del giardino, in cui è attualmente ospitata la Biblioteca.

 

villa_Poniatowski_conceria_lasinodoro

 

Divenne infine proprietà dello Stato Italiano nel 1989 al termine di un lungo iter di esproprio per accogliere l’ampliamento del vicino Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Controlla nel programma mensile quando potrai visitare la straordinaria Villa Poniatowski insieme a noi!

 

 

A spasso nel Foro Romano!

foro e colosseo_ricostruzione_lasinodoro

Eccoci finalmente giunti a Roma! E’ stata dura e lunga, ma ce l’abbiamo fatta e siamo finalmente arrivati nel grande Foro Romano, la piazza principale della città. Siamo partiti da molto lontano e, sebbene le strade siano molto efficienti, non sempre siamo stati così fortunati da trovare un carro che ci trasportasse per qualche miglia. La maggior parte del tempo siamo infatti andati a piedi, percorrendo la regina di tutte le strade, la via Appia!

 

mura-aureliane-porta san-sebastiano-appia-antica_lasinodoro
Porta Appia – Museo delle Mura

 

Ci presentiamo siamo Tizio, Caio e Sempronia e finalmente siamo giunti nella Capitale dell’Impero. Ora che ci siamo anche rifocillati alla locanda di Cornelia nella Suburra, siamo pronti a visitare i tanti luoghi che si trovano nel grande Foro. Vi va di seguirci in questa avventura? 

 

Il grande Arco di Tito

Ecco che dopo pochi passi lungo la via Sacra, la più importante strada di Roma, giungiamo davanti a questo grande arco di marmo che il Senato e il Popolo Romano hanno voluto dedicare all’imperatore Tito, della potente famiglia dei Flavi, conosciuto come “delizia del genere umano”. Su questo arco è rappresentato il momento in cui Tito torna dalla vittoriosa guerra contro gli Ebrei a Gerusalemme: lo si vede sfilare su un carro trainato da quattro cavalli, con tutto l’esercito, i prigionieri e il bottino di guerra, tra cui spicca il candelabro a sette bracci, sacro per la religione ebraica.

 

 

Il Tempio di Antonino e Faustina

Ah l’amore l’amore! Questo tempio è proprio dedicato all’amore: venne fatto costruire infatti dall’imperatore Antonino Pio per ricordare la moglie Faustina, morta ancora giovane e trasformata in una dea, così da renderla immortale. Quando molti anni dopo morì Antonino, il Senato decise di divinizzarlo e di ricordarlo per sempre accanto alla sua adorata moglie!

 

Tempio Antonino e Faustina_Foro Romano_lasinodoro

 

 

La Casa delle Vestali

È qui che vivono le sacerdotesse di Vesta, dea del sacro fuoco di Roma, un fuoco che per nessun motivo deve essere spento, pena la distruzione della città per mano nemica! Questo è il compito principale delle Vestali, accudire il sacro fuoco all’interno del tempio e partecipare alle più importanti feste religiose. Solo le femmine possono ricoprire questo ruolo ed sono solitamente in sei, scelte sin da bambine. Rimangono in carica 30 anni e possiedono enormi ricchezze, vivendo in questa lussuosa casa, proprio nel cuore del Foro Romano. Durante il loro servizio non possono sposarsi, né fidanzarsi: se qualcuna di loro viene scoperta con un uomo, la sua fine è tremenda. Viene infatti trascinata in un luogo subito fuori la città e qui murata viva! 

 

 

 

La Fonte Giuturna e il Tempio dei Dioscuri

Accanto alla Casa delle Vestali, si trova un’antica fonte d’acqua sotto la protezione della ninfa Giuturna, rappresentata in un piccolo altarino che decora la vasca dove viene raccolta l’acqua. Qui, molti secoli fa, avvenne un miracolo: vennero visti due giovani e bellissimi cavalieri abbeverare i loro cavalli, dopo aver condotto l’esercito romano alla vittoria contro i nemici. Fu così che i romani decisero di costruire un grandioso tempio dedicato ai due cavalieri, i gemelli Castore e Polluce, anche conosciuti come i Dioscuri, ricordando così per sempre la loro “magica” apparizione. 

 

 

 

Il Tempio di Giulio Cesare

Proprio al centro del Foro Romano si trova il tempio costruito per Giulio Cesare, divenuto anche lui un dio dopo il suo assassinio. Il tempio venne costruito nel luogo dove fu cremato il suo corpo, durante i solenni funerali che gli organizzarono suo figlio adottivo Ottaviano e Marco Antonio. 

 

apoteosi_tempio divo giulio_ricostruzione_lasinodoro

 

 

Il Tabularium e il Tempio di Saturno

Ed ecco che in lontananza si vede, nella parte bassa del Campidoglio, l’Archivio di Stato di Roma, dove si conservano tutti i più importanti documenti non solo della città, ma di tutto l’impero! Proprio davanti, spicca invece il grande tempio dedicato al dio Saturno: qui viene conservato il Tesoro dello Stato, tanto che il tempio sembra quasi una vera e propria fortezza!

 

Foro_Romano_ricostruzione_lasinodoro

 

Vuoi scoprire altri bellissimi e interessanti monumenti del Foro Romano? Allora partecipa alle nostre visite guidate per bambini e famiglie!

 

I sette colli di Roma (Parte I)

sette colli_lasinodoro

Quali sono i nomi dei sette colli di Roma? Palatino, Esquilino, Quirinale, Gianicolo, ah no aspetta Monte Mario, no nemmeno questo, aiutooooo! Non temete! Ecco una breve e rapida guida per conoscerli più da vicino. E se non volete perdervi le altre mille curiosità su Roma, prenotate una visita guidata formato famiglia insieme a noi… divertimento assicurato! 

 

Palatino

E’ considerato il primo colle di Roma perché, secondo la leggenda, fu qui che Romolo decise di fondare la sua città. Ancora oggi, in un punto preciso del Palatino, è possibile vedere alcune tracce delle antiche capanne che qui furono costruite molti secoli fa, da qualche studioso ritenute proprio le capanne in cui visse il primo re di Roma!

 

 

Molti sono anche i templi che il colle ospita, alcuni dei quali molto antichi come il Tempio della Magna Mater (o Grande Madre), quello di Giunone e di Apollo, che sorgeva proprio nei pressi della casa fatta edificare dal primo imperatore di Roma, Augusto e da sua moglie Livia Drusilla. Fu così che piano piano il Palatino divenne la residenza degli imperatori, che nei secoli si fecero costruire proprio qui un enorme palazzo, pieno di lusso e ricchezza, di cui oggi restano alcune importanti tracce.  

 

 

 

 

Aventino

E’ il colle che secondo la leggenda scelse Remo per fondare la sua città se solo avesse vinto…Si trova infatti di fronte al Palatino ed è diviso in due parti: il piccolo e il grande Aventino. In passato fu abitato sia da illustri personaggi, come testimoniano alcune ricche case ritrovate dagli archeologi, sia da persone più umili, che scelsero questo colle come punto di ritrovo per le loro battaglie politiche. Ovviamente anche su questo colle vennero costruiti numerosi templi, così come oggi sono molte le antiche chiese che qui possiamo visitare, come la Basilica di Santa Sabina, quella di Sant’Alessio, di Santa Prisca e molte altre ancora. Ma non solo!

 

aventino_santa Sabina_lasinodoro

 

E’ sull’Aventino che potrete inoltre ammirare il bellissimo Roseto Comunale di Roma e il Giardino degli Aranci, ideale per giocare e vedere la città dall’alto! Se poi arrivate fino alla cima, potrete vedere una vera e propria magia: se sbirciate da un buco della serratura di un grande portone (quello della Villa dei Cavalieri di Malta), potrete vedere addirittura la cupola di San Pietro, che si trova proprio dall’altra parte della città! Provare per credere. 

 

 

Campidoglio

È il colle sacro per eccellenza! Qui infatti, secoli fa, si trovava il tempio più importante dell’antichità, dedicato alla triade capitolina e cioè Giove, Giunone e Minerva. Oggi di questo edificio restano poche tracce, conservate all’interno dei Musei Capitolini, i musei più antichi del mondo.

 

sette colli_campidoglio ricostruzione_lasindoro

 

Ovviamente, vi erano anche altri templi al tempo dell’antica Roma, tra cui quello sul lato opposto, dedicato a Giunone Moneta, dove venivano fabbricate le monete appunto e dove si trovava un recinto di oche, animale sacro alla dea. Durante l’invasione del colle da parte dei Galli, nemici dei Romani, le oche iniziarono a starnazzare, avvisando così gli abitanti dell’imminente pericolo!

 

sette colli_Oche del Campidoglio_lasinodoro

 

Sempre qui si trovava un tempo il Tabularium, e cioè l’antico archivio di Stato, dove venivano conservati i più importanti documenti: oggi sopra questo edificio si trova Palazzo Senatorio, sede del Comune di Roma e dell’ufficio del sindaco.

 

campidoglio-cordonata_lasinodoro

 

L’edificio venne restaurato dal grande Michelangelo nel Cinquecento, che ideò anche la piazza con al centro la statua dell’imperatore Marco Aurelio a cavallo (attenzione! La statua che vedete oggi in piazza è una copia; l’originale è conservata all’interno dei Musei Capitolini. Un motivo in più per visitarli!).

 

Mura Aureliane: i “nuovi” camminamenti aperti al pubblico

Camminamento-viale-Pretoriano_lasinodoro

Parlare di Mura Aureliane vuol dire parlare di una struttura edificata in difesa del cuore dell’Urbe (se vuoi leggere la loro storia clicca qui) che rimase di fatto in uso durante tutto il periodo della Roma papale fino a quando, dopo la proclamazione di Roma capitale del Regno d’Italia, furono per la prima volta pesantemente danneggiate e in parte demolite.

 

mappa-mura-romane_lasinodoro

 

Le Mura Aureliane

Imponente cornice della città, le mura portano i “segni” del loro lungo sviluppo, a partire dalla loro edificazione, voluta dall’imperatore Aureliano tra 271 e 275 per salvaguardare la città da possibili attacchi delle popolazioni barbariche provenienti dall’Europa del Nord, fino ad arrivare ai nostri giorni, attraverso trasformazioni, danneggiamenti e restauri.

Le Mura sono diventate rapidamente uno dei simboli della città, tanto da attirare l’attenzione dei papi che, a partire dal XV secolo, hanno affisso gli stemmi del proprio casato sulla cortina muraria, “firmando” così ogni intervento effettuato durante i secoli!

 

mura-vaticane_lasinodoro

 

 

Il circuito delle mura, che originariamente correva per quasi 19 km, sebbene oggi ridimensionato poiché misura una lunghezza di poco più di 12 km, non appare certo meno spettacolare! Da qui l’idea della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di aprire per la prima volta al pubblico nell’estate del 2021 i camminamenti di ben due tratti delle Mura Aureliane!

 

Il camminamento in via Campania

Il primo è in via Campania, da Porta Pinciana a via Marche, un percorso che consente di ammirare la maestosità del tratto murario qui conservato con due ordini di arcate risalenti, all’impianto originario, all’epoca dell’imperatore Onorio e cioè all’inizio del V secolo d.C.

 

 

E’ questo il tratto divenuto poi muro di confine della straordinaria Villa Boncompagni Ludovisi, edificata nel Seicento dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV e demolita nel 1886 per l’apertura di via Veneto e la costruzione del quartiere che le gravita intorno. Di questo periodo resta ancora oggi visibile, proprio addossato alla mura, la gigantesca testa di Alessandro Magno collocata all’interno di una nicchia. Dall’alto del camminamento si gode di una bellissima vista: da un lato la straordinaria Villa Borghese e dell’altro il moderno quartiere Ludovisi.

 

 

Ma è al suo interno che si cela un “grande segreto”: è qui infatti che a partire dai primi decenni del Novecento ebbero sede importanti studi e abitazioni d’artista come quello di Ettore Ferrari, noto a Roma soprattutto per il monumento a Giordano Bruno a Campo dei Fiori. L’esperimento più curioso però fu sicuramente l’apertura nel 1890 della Scuola d’Arte Educatrice in corrispondenza della Torre XXXIX voluta dal ceramista Francesco Randone: “gratuita per le  bambine e i bambini dai sei anni ai quindici, senza distinzione di ceto, di religione, di cultura” che nel programma comprendeva oltre alle lezioni artistiche teoriche e pratiche, visite a mostre, musei e conferenze tenute da vari relatori!

 

 

 

Il camminamento in viale Pretoriano

Il secondo camminamento aperto al pubblico è in viale Pretoriano tra via dei Frentani e via dei Ramni.

 

 

E’ un tratto meno imponente rispetto al precedente, modificato per l’interro di almeno 5 metri e soprattutto in seguito alla costruzione settecentesca di Villa Gentili Dominici che portò alla trasformazione dell’antico camminamento in una passeggiata con vista su città e campagna che si concludeva con la Coffee House, luogo di sosta e di ristoro (di cui oggi non restano che rovine ricoperte da strutture moderne) e che fino a non molti anni fa, ospitava un magnifico roseto curato dalla famiglia.

 

 

Oggi il restauro della Sovrintendenza Capitolina ha restituito la situazione esistente nel XVIII secolo. E’ forse quindi possibile non partecipare alle nostre visite guidate per scoprire tutta la storia dei “nuovi” camminamenti: scopri nel nostro programma mensile quando! 

 

 

I sette Re di Roma (Parte II)

7-re-di-roma_lasinodoro

Prosegue la nostra piccola lista sui sette re di Roma! Riprendiamo dal quarto… Se vuoi leggere invece dei primi 3 re, vai al nostro precedente articolo sui Re di Roma.

 

Anco Marzio

Nipote di Numa Pompilio, fu l’ultimo re di origine sabina e regnò per 24 anni. Continuò le guerre con le città vicine, ma fu anche un grande costruttore. Tra le altre cose infatti fondò la città di Ostia (attuale Ostia Antica), costruì il primo ponte in legno sul Tevere, Ponte Sublicio, e anche il porto sull’Isola Tiberina.

 

Ostia-Antica-ricostruzione-decumano-teatro_lasinodoro

 

Fu molto attento anche all’aspetto religioso, portando avanti le cerimonie sacre volute dal nonno. Alla sua morte fu eletto re Tarquinio Prisco, che era diventato un suo grande amico, nonché suo figlio adottivo.

 

Tarquinio Prisco

Nato da madre etrusca e padre greco, giunto a Roma si fece notare subito per le sue grandi qualità, tanto da essere adottato da Anco Marzio. Alla morte di questi, venne proclamato re e proseguì le guerre di espansione contro le città italiche. Essendo molto legato al mondo etrusco, portò a Roma molte tradizioni tipiche di questo popolo e anche lui venne ricordato per essere stato un grande costruttore. Durante il suo regno vennero costruiti il Circo Massimo per ospitare le corse dei carri e il più importante tempio della città, quello sul Campidoglio dedicato a Giove Capitolino; venne inoltre realizzata la prima fogna cittadina, la cosiddetta Cloaca Massima e furono innalzate le prime mura difensive intorno alla città di Roma.

 

 

Regnò per 38 anni, fino a quando non venne assassinato dal figlio legittimo di Anco Marzio, che rivendicava per sé il trono: questi però non aveva fatto i conti con la valorosa moglie di Tarquinio Prisco, Tanaquil, che riuscì a far ottenere il trono al marito di sua figlia, Servio Tullio. 

 

Servio Tullio

Figlio di una schiava, fin da bambino fu però destinato ad un grande avvenire: sulla sua culla si dice infatti che brillasse una fiamma! Grazie alla moglie di Tarquinio Prisco, Tanaquil, che ne aveva visto le potenzialità e lo aveva fatto sposare con la figlia, divenne re di Roma, governando per ben 43 anni.

 

re di roma_Tanaquil_lasinodoro

 

Per prima cosa capì che per mantenere e proseguire le conquiste i Romani avevano bisogno di un forte, numeroso esercito disciplinato. Fu anche il primo ad effettuare un primo censimento generale del popolo, per poter così conoscere meglio i suoi sudditi; portò a termine la costruzione delle mura della città e costruì importanti templi.

Fu però ucciso in modo tremendo dalla figlia Tullia insieme al marito, il futuro re Tarquinio il Superbo. Si tramanda infatti che Tarquinio, gettò il re da una scalinata e che il sovrano, ferito ma non ancora morto, fu poi finito dalla figlia, che gli passò sopra con un carro trainato da cavalli!

 

re di roma_Tullia fa passare il suo carro sul corpo del padre_lasinodoro

 

Tarquinio il Superbo

Giungiamo all’ultimo re di Roma, il più odiato, come ci suggerisce il suo stesso nome. Sappiamo già come si liberò del suo predecessore, grazie anche all’aiuto della sua spietata moglie. Anch’esso di origine etrusca, regnò in modo autoritario e violento, incutendo paura e disprezzo nei suoi sudditi. Ma fu anche un bravo militare e portò Roma ad allargare le sue conquiste, oltre a terminare alcune importanti costruzioni come la Cloaca Massima, cioè la fogna cittadina e il tempio dedicato a Giove Capitolino.

 

re di roma_tempio giove capitolino_lasinodoro

 

Ma tutti i suoi buoni interventi non riuscirono a fermare l’odio che il popolo provava per la sua cattiveria: fu così che venne allontanato dalla città per la somma gioia dei Romani, che da quel giorno decisero di non avere più un re. Iniziò così il periodo della Repubblica. Correva l’anno 509 a.C.  

 

re di roma_cacciata di tarquinio il superbo_lasinodoro

 

Ti è piaciuto questo veloce “ripasso”? Se vuoi conoscere altre storie su Roma e i suoi re non ti resta che partecipare alle nostre visite guidate giocate: controlla il programma!

 

 

Lo sport nell’antica Roma

Non ci sono dubbi che gli antichi Romani tenessero moltissimo al loro aspetto fisico, essendo grandi combattenti, ma non tutti sanno che in origine lo sport come lo intendiamo noi e come lo “inventò” il mondo greco, non era tra i passatempi preferiti dei Romani, che preferivano di gran lunga i giochi gladiatori nel Colosseo e le corse con i carri.

 

colosseo_combattimento gladitatori_lasinodoro

 

Nonostante questo, le pratiche ginniche piano piano entrarono negli usi e costumi dei nostri antenati, che iniziarono a praticarlo regolarmente, non solo negli stadi costruiti appositamente, ma anche e soprattutto nelle terme, dove erano sempre presenti palestre attrezzatissime. Ma quali furono gli sport praticati dagli antichi? Scopriamolo insieme!

 

La corsa

Lo sport per eccellenza nel mondo greco e poi in quello romano fu sicuramente la corsa. Persino la parola “stadio”, un’antica unità di misura, indicava la lunghezza che gli atleti dovevano percorrere durante questa gara. Famosa in Grecia e poi a Roma fu la corsa delle fanciulle!

 

sport antica roma_corsa_lasinodoro

 

I lanci: giavellotto, peso e disco

I lanci erano molto famosi anche nel mondo antico: vi era quello del giavellotto, un po’ diverso da come lo intendiamo noi oggi; quello del peso e del disco. Ci sono giunte molte copie romane di una famosa statua greca che rappresenta proprio un atleta nell’atto di scagliare il disco, la famosa statua del Discobolo! 

 

discobolo-lancellotti-Palazzo-Massimo_lasinodoro
Discobolo

 

Il salto in lungo

Un altro sport molto in voga anche al tempo dei Romani era il salto in lungo: anche questo è un po’ differente rispetto al nostro. Sembra infatti che gli atleti si aiutassero con dei pesetti nelle mani per darsi maggiore spinta in avanti durante la rincorsa!

 

sport antica roma_salto-antica-grecia_lasinodoro

 

 

I combattimenti

Ovviamente un posto di primo piano li avevano gli sport da combattimento, tanto ammirati dai Romani. Tra questi troviamo la lotta, il pugilato che utilizzava dei guantoni molto più pesanti e rozzi dei nostri e il pancrazio, oggi non più praticato. Quest’ultimo infatti era una lotta senza esclusione di colpi, davvero molto violenta!

 

sport antica roma_pancrazio_lasinodoro

 

 

Ma non solo sport fisici!

I Romani, così come i Greci, amavano inframezzare lo sport con gare di altro tipo, come la recitazione di poesie in greco e latino, il canto e la musica all’interno di un apposito edificio simile a un teatro, oggi scomparso, chiamato Odeon, proprio vicino a Piazza Navona. Non è un caso che questo luogo si trovasse proprio qui: infatti l’attuale Piazza Navona nasconde nei suoi sotterranei proprio i resti dell’antico stadio, luogo in cui si svolgevano le gare ginniche, fatto costruire dall’imperatore Domiziano.

 

stadio di domiziano_lasinodoro

Gli atleti che partecipavano ai giochi agonali, simili alle olimpiadi, erano spesso greci di nascita e per essere più comodi gareggiavano tutti nudi!!! Questo aspetto non piaceva molto ai Romani, soprattutto ai più bacchettoni! Il vincitore aveva diritto a ricchi premi e all’incoronazione con una corona di alloro e una palma, simboli degli dei. 

Vuoi scoprire tutti i segreti dello sport nell’antica Roma? Allora non ti resta che partecipare alle nostre visite giocate formato famiglia!

 

 

 

I sette Re di Roma (Parte I)

7-re-di-roma_lasinodoro

Vi ricordate tutti i nomi dei sette Re di Roma? Anche in ordine cronologico? No? Allora questa piccola lista farà proprio al caso vostro. Pronti, partenza, via!

 

 

Romolo

Al primo posto troviamo ovviamente lui, il più famoso re di Roma. Tutti almeno a grandi linee conosciamo la leggenda dei due gemelli fondatori della città. Romolo e suo fratello Remo, figli del dio Marte e di Rea Silvia, dopo essere stati abbandonati per ordine dello zio Amulio dentro una cesta sul fiume Tevere ed essere stati trovati da una lupa, vengono adottati dal pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia, fino a quando, divenuti adulti, non decidono di vendicarsi dell’odiato zio, uccidendolo e ripristinando sul trono il loro nonno Numitore, legittimo re di Alba Longa.

 

Rubens-Romolo-e-Remo-Pinacoteca-Capitolina_lasinodoro
Rubens

 

Divenuti più grandi, Romolo e Remo decisero di fondare una nuova città e tramite un presagio divino, cioè il volo degli uccelli, venne decretato il vincitore e quindi il primo legittimo re della nascente città. Correva l’anno 753 a.C.. Sappiamo tutti che fu Romolo ad ottenere la vittoria, destando però l’ira del fratello, che venne così ucciso in un’aspra lotta.

Appena fondata la nuova città, Romolo accolse diversi personaggi provenienti dai villaggi vicini e per procurarsi qualche fanciulla, decise di mettere in atto il famoso “ratto delle Sabine”: sembra che una di queste, la bella e valorosa Ersilia, sia poi diventata la moglie di Romolo stesso!

 

Pietro-da-Cortona-Ratto_delle_Sabine-Pinacoteca-Capitolina_lasinodoro
Pietro da Cortona, Ratto delle Sabine

 

Dopo molti anni di regno e secondo un’altra leggenda, Romolo ascese al cielo, divenendo un dio con il nome di Quirino, da cui il nome del colle Quirinale! Scopri qui tutte le curiosità sui Sette Colli di Roma!

 

Numa Pompilio

Dopo tante battaglie e sangue, arrivò a Roma un re buono e pio, che non combatté, nei suoi 43 anni di regno, nemmeno una guerra! Era di origine sabina, cioè dello stesso popolo che si unì ai Romani dopo il famoso “ratto delle Sabine” e aveva sposato proprio la figlia di Tito Tazio, capo dei Sabini. Rimasto vedovo, secondo la leggenda si innamorò perdutamente della bella ninfa Egeria, che gli avrebbe così suggerito tutte le riforme e le buone leggi che Numa Pompilio donò poi a Roma.

 

re di roma_Numa Pompilio parla con la ninfa Egeria_lasinodoro

 

Viene ricordato per essere stato il re che fece costruire molti dei templi più antichi della città, tra cui quello della dea Vesta nel Foro Romano e per aver dato pace e prosperità al suo popolo. La figlia Pompilia diventerà invece la madre del quarto re di Roma, Anco Marzio. Ma andiamo con ordine. 

 

Tullo Ostilio

Romano di nascita, fu un re che sin da subito si distinse per l’aiuto verso i più poveri e i più deboli. Iniziò con lui una fase di guerre, di espansione e di conquista delle potenti città vicine, tanto da essere ricordato proprio per aver istituito tutto ciò che riguardasse la disciplina militare e l’arte della guerra.

 

re di roma_Tullo Ostilio combatte Veienti e Fidenati_lasinodoro

 

Si dice inoltre che fosse così impegnato in battaglia, da dimenticarsi di onorare gli dei, tanto da scatenare una tremenda pestilenza in città e sebbene supplicò Giove di porvi rimedio, ricevette in cambio una tremenda punizione: un fulmine venne scagliato su di lui uccidendolo all’istante! Questo evento fu visto dai Romani come un pessimo presagio: avrebbero dovuto scegliere molto più accuratamente il successivo re, un re che seguisse l’esempio pacifico di Numa Pompilio e optarono così per Anco Marzio, nipote proprio di Numa Pompilio.

 

Per conoscere la storia degli altri Re di Roma, non ti resta che leggere il nostro prossimo articolo!