Le colonne coclidi istoriate dell’Antica Roma

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Tra i monumenti più interessanti dell’Antica Roma vi sono sicuramente le colonne istoriate, che avevano principalmente uno scopo onorario, con cui gli imperatori presentavano al popolo la propria gloria. Rappresentano uno dei monumenti più originali dell’arte romana e non trovano precedenti né in Grecia né altrove. La prima colonna coclide innalzata a Roma fu quella voluta da Traiano nel suo nuovo foro nel 113 d.C.: la sua fama fu tale da essere imitata successivamente sia da Marco Aurelio, sempre a Roma, sia da Teodosio nel 386 d.C. e da Arcadio nel 410 d.C. a Costantinopoli.

 

La colonna di Traiano

La colonna di Traiano fu un monumento fortemente voluto dall’imperatore appositamente per celebrare la conquista della Dacia (area corrispondente all’attuale Romania) e venne innalzato nel Foro tra le biblioteche e la Basilica Ulpia.

 

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Un lungo fregio spiraliforme si avvolge, dal basso verso l’alto, su tutto il fusto della colonna descrivendo le guerre in Dacia svoltesi tra il 101 e il 106 d.C.. I 200 metri del fregio istoriato continuo si arrotolano intorno al fusto per 23 volte, come se fosse un rotolo di papiro o di stoffa, e recano circa 150 scene animate da circa 2.500 figure. La narrazione è organizzata rigorosamente con intenti cronistici. Seguendo la tradizione della pittura trionfale, vengono rappresentate non solo le scene salienti delle battaglie, ma anche quelle secondarie, come per esempio le truppe in marcia e i loro trasferimenti e ancora quelle di costruzione degli accampamenti e delle infrastrutture. La colonna, cava all’interno, contiene una scala a chiocciola che conduce fino alla sommità, dove era posta in origine la statua dell’imperatore, sostituita poi nel 1587 da quella di San Pietro attualmente visibile. Qui vi è inoltre la cella in cui furono collocate le ceneri di Traiano e della consorte Plotina: fatto più unico che raro visto che gli antichi romani erano soliti seppellire i defunti al di fuori del confine cittadino!

 

 

 

Altra eccezionalità era il rivestimento policromo grazie al quale era certamente più semplice seguire il lungo racconto per immagini presente sull’intero fusto. 

 

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La colonna di Marco Aurelio

La colonna di Marco Aurelio fu eretta invece tra il 176 e il 192 d.C. per celebrare, forse dopo la morte (e quindi voluta dal figlio Commodo), le vittorie dell’imperatore sui Marcomanni, i Sarmati e i Quadi, popolazioni stanziate a nord del medio corso del Danubio. Fu innalzata sull’esempio della colonna di Traiano ma qui le scene rappresentate non sono poste in ordine cronologico e i rilievi sono considerati a livello stilistico leggermente inferiori. Si trova ancora nella sua collocazione originaria: non lontano dalla via Lata (attuale via del Corso) e al centro di una grande piazza, oggi chiamata piazza Colonna.

 

 

Nel 1589 papa Sisto V fece restaurare la colonna da Domenico Fontana: i fregi posti sul basamento andarono distrutti e furono sostituiti con un’iscrizione che attribuisce erroneamente la colonna ad Antonino Pio. In questa occasione fu sistemata sulla sommità della colonna la statua in bronzo di san Paolo che andò a sostituire quella di Marco Aurelio. 

 

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L’ideologia della colonna coclide

La colonna coclide istoriata rappresenta dunque il punto d’approdo più avanzato, audace e arduo per la stessa ampiezza, di quella modalità del narrare gli eventi disponendoli in una serie continua di immagini, che raggiunse presso i Romani il massimo sviluppo. Per l’identità dei temi e l’analogia dei modi della presentazione, la colonna coclide istoriata può essere considerata come la pietrificazione di quelle tavole che accompagnavano il generale nella processione del trionfo e si appendevano poi in luoghi pubblici, destinate però – per la fragilità del supporto e per l’incalzare di nuove guerre e trionfi – a non durare a lungo. Le colonne invece si sono dimostrate “immortali”, proprio come le gesta imperiali che raccontano. 

 

 

Non solo Livia. Le “altre” donne di Augusto: Ottavia e Giulia

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Sebbene nell’antica Roma il potere fosse saldamente in mano agli uomini e la società era basata sul patriarcato, non sono mancante donne in grado di destreggiarsi in questo mondo maschile, emergendo a tal punto da divenire immortali, nel bene o nel male. Qui un approfondimento sulle Donne più potenti dell’Antica Roma! E tra queste, meritano certamente una particolare menzione tre importanti donne legate alla figura del primo imperatore di Roma, Ottaviano.

 

Ottavia Minore

La prima è sicuramente la sorella, Ottavia Minore, a cui il Principe fu sempre legato da profondo affetto. Nata a Nola nel 69 a.C. venne data in sposa a soli 15 anni a Gaio Claudio Marcello Minore, con cui ebbe tre figli, tra cui Marco Claudio Marcello, giovane di bell’aspetto e di grande talento che fu pupillo dello zio Augusto ma che morì prematuramente, gettando nello sconforto più totale la madre, che da quel momento vestì sempre gli abiti del lutto.

Rimasta vedova, venne data in sposa a Marco Antonio per suggellare la ritrovata armonia con Ottaviano: nonostante la profonda devozione che Ottavia ebbe verso il nuovo marito e l’accudimento amorevole che rivolse non solo ai suoi figli ma anche a quelli del precedente matrimonio del marito, non riuscì ad evitare l’inevitabile.

 

 

Marco Antonio infatti, intrecciò una passionale relazione amorosa con Cleopatra che lo portò a divenire nemico di Roma e alla tragica morte. Questa donna piena di fascino e virtù, molto amata dai Romani, morì nell’11 a.C. e il fratello le tributò i più alti onori, pronunciando egli stesso l’orazione funebre, mentre il suo feretro trovò posto nella tomba di famiglia, il mausoleo di Augusto, accanto alle spoglie del suo amato figlio Marcello. Il suo ricordo oggi resta vivo nel Portico d’Ottavia, accanto non a caso proprio al Teatro di Marcello.

 

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Teatro di Marcello

 

 

Giulia Maggiore

L’altra donna di Augusto fu sicuramente la sua unica figlia Giulia Maggiore, avuta dal suo matrimonio con Scribonia e nata lo stesso giorno in cui i due divorziarono per permettere così ad Ottaviano di sposare tre mesi dopo Livia Drusilla. Ottaviano ottenne la piena potestà della bambina, che fu sottratta alla madre e crebbe in modo assai severo, dedicandosi non solo allo studio ma anche alla lavorazione della lana, come le antiche matrone. Il controllo che il padre aveva su di lei era tale che le era consentito parlare solo con pochissime persone scelte accuratamente e sin da piccola fu abitata alla vita pubblica. Nonostante la rigida educazione, il padre l’amava molto e soleva ripetere “che aveva due figlie dilette di cui occuparsi: la Repubblica e Giulia”. A soli 15 anni fu data in sposa al cugino Marcello, designato successore di Ottaviano, ma il matrimonio durò molto poco a causa della morte prematura di quest’ultimo. Fu così che Giulia, la cui bellezza era quasi leggendaria, fu nuovamente data in sposa all’amico e collaboratore del padre, Agrippa, di molti anni più anziano.

 

 

Non fu un matrimonio felice, sebbene coronato dalla nascita di cinque figli: sembra infatti che da subito Giulia, dal carattere indomito e indipendente, intrecciò diverse relazioni amorose, sebbene non venne mai meno al ruolo di moglie devota, seguendo il marito nelle sue varie campagne militari.

 

Tiberio
Tiberio

Rimasta nuovamente vedova, fu fatta sposare nuovamente con il fratellastro Tiberio, figlio di Livia Drusilla e del precedente marito. Questa unione suggellava la scelta di Tiberio come successore di Ottaviano… ma mai matrimonio fu più nefasto! Tiberio non aveva grande considerazione della moglie Giulia non fu da meno considerando il marito inadatto ad ogni ruolo. Nel 2 a.C. Giulia venne arrestata per adulterio e tradimento. Augusto le fece recapitare una lettera a nome di Tiberio in cui il loro matrimonio veniva dichiarato nullo. L’imperatore stesso affermò in pubblico che Giulia era colpevole di aver complottato contro la sua stessa vita e per questo fu condannata all’esilio nell’isola di Ventotene prima e a Reggio Calabria poi. Con la morte di Augusto le già dure condizioni di prigionia della donna peggiorarono notevolmente: fu fatta rinchiudere in una stanza senza alcun contatto umano, cosa che la portò di lì a breve alla morte. Ma anche da morta non poté avere pace perché Augusto maledì Giulia anche nel suo testamento, vietandole la sepoltura all’interno del Mausoleo di Augusto.

 

 

Livia Drusilla

Terza moglie di Ottaviano, ottenne il titolo di Augusta, divenendo la prima imperatrice di Roma. Astuta e intelligente, desiderava arrivare al potere: divorziò dal marito per sposare il potente Ottaviano, fondendo così le due più influenti famiglie dell’epoca, la Giulia e la Claudia. Un matrimonio lungo e pieno di amore (che però non arrivò a generare un proprio erede), grazie al quale Livia divenne un vero esempio di virtù femminile, perché visse modestamente accanto al marito, consigliandolo però nelle sue scelte politiche.

 

 

Molti gli onori a lei tributati. Le fu infatti riconosciuto un ruolo sociale straordinario per l’epoca: godeva del diritto di ricevere statue a sua immagine, di agire in giustizia autonomamente senza bisogno dell’intervento di un tutore e disponeva della protezione della sacrosantitas, per cui chiunque le avesse arrecato danno, anche solo verbalmente, avrebbe potuto intercorrere nella pena capitale! Molte però le parole feroci e poco gradevoli a lei rivolte dagli scrittori antichi: “Augusto, dunque, si ammalò e morì. Livia fu oggetto di qualche sospetto riguardo la sua morte”, e non a caso forse, visto che riuscì a far salire al potere, come successore, proprio il figlio Tiberio!

 

E non dimenticare il nostro webinar proprio sulle donne più potenti dell’Antica Roma: buona visione!

Andiamo alle Terme!

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Salve a tutti amici sono Nica, la romana antica! Oggi voglio svelarvi tutti i segreti delle terme romane: a cosa servono, come funzionano, cosa si può fare al loro interno, come sono fatte e molte altre curiosità ancora. Voi le avete mai viste dal vivo? Ancora no? Allora dovete subito rimediare e organizzare una visita insieme a noi: divertimento assicurato!

 

Le Terme di Caracalla

Ma ora non perdiamo altro tempo e andiamo a scoprire le terme costruite tanti secoli fa dall’imperatore Caracalla, non particolarmente simpatico a dir la verità, ma le sue terme sono davvero stupende! Sono le seconde più grandi di Roma, dopo quelle costruite dall’imperatore Diocleziano, ma sono le uniche che ancora oggi ci fanno ben capire come dovevano essere ai miei tempi!

Si trovano in una zona oggi non molto popolata, ma una volta invece era piena di case e palazzi. Prima però devo dirvi una cosa molto importante: forse già lo sapete, ma la maggior parte degli abitanti dell’antica Roma non hanno l’acqua corrente in casa e tanto meno il bagno, così per poterci lavare abbiamo assolutamente bisogno delle terme! Ma non solo. Alle terme ci andiamo anche per svago, per incontrare gli amici, conoscere persone nuove, fare contrattazioni di lavoro, ginnastica ovviamente ma anche studiare e consultare le pergamene nelle sue fornitissime biblioteche. Per cui noi romani antichi ci andiamo almeno una volta a settimana, sono gratis e possiamo rimanere al loro interno quanto vogliamo: infatti sono aperte dal mattino fino al tramonto! Ma ora basta chiacchierare, entriamo.

 

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Terme di Caracalla

 

 

Giardini e shopping

Ci sono vari ingressi, ma noi entriamo da quello principale che si apre lungo un grande recinto: tutt’intorno ci sono le botteghe dei negozianti che vendono tutto ciò di cui si può avere bisogno per passare una giornata alle terme. Ci sono le botteghe per il cibo; quelle per comprare i teli; quelle per i perizomi e i bikini; quelle per gli oli e gli unguenti; ecc.

Una volta dentro, ci ritroviamo immersi in un bel giardino con graziosi vialetti, statue e fontane che ci accompagnano fino all’ingresso vero e proprio delle terme, dove attraversato un atrio possiamo decidere se andare a destra o a sinistra: le terme infatti sono costruite doppie, così possono accogliere più persone contemporaneamente!

 

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Sport, sauna e relax

Scelta la direzione, ecco che ci accoglie lo spogliatoio, dove possiamo cambiarci e correre in palestra, dove ci aspettano per gli esercizi! Poi possiamo fare un salto in sauna e poi di corsa nella vasca di acqua calda. Non è straordinaria questa piscina rotonda? E avete visto come sono grandi le finestre? Così possono “catturare” i raggi del sole e rendere ancora più caldo questo ambiente.

 

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Adesso passiamo nelle vasche di acqua tiepida, giusto qualche minuto e poi via verso la vasca di acqua fredda! Questo è l’ambiente più pregiato delle terme, con fontane in marmo prezioso e statue sensazionali di dei ed eroi.

 

Un tuffo in piscina!

E visto che il tempo clemente ce lo consente, perché non ci facciamo un bel bagno nella natatio, e cioè la piscina scoperta? Qui si incontra sempre qualche amico con cui fermarsi a fare due chiacchiere o a giocare con la tabula lusoria (una specie di dama) scolpita sul bordo della vasca.

 

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Terme di Caracalla

 

Ma è tardi ormai e devo assolutamente tornare nello spogliatoio per asciugarmi e vestirmi. Prima di andare via però, voglio passare nelle biblioteche per salutare il mio maestro, che di sicuro sarà con il naso dentro qualche pergamena greca! Adesso è proprio il momento di andare: oggi alle terme è stata proprio una bella giornata!

 

 

 

Roma e le battaglie navali: le naumachie

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Roma è sempre stata la città dell’acqua, che sin dai tempi più antichi veniva utilizzata in grande quantità, non solo per le necessità primarie ma anche per alimentare straordinari giochi scenici nelle numerose fontane che adornavano la città e per allestire imponenti spettacoli.

 

Le naumachie degli Antichi Romani

Famose nell’immaginario comune, sono infatti le battaglie navali che gli antichi chiamavano naumachie e che avevano lo scopo di riproporre le trionfali vittorie della flotta romana contro i nemici. Come tutti i ludi, anche le naumachie avevano un grande seguito di pubblico e venivano solitamente offerte dall’imperatore per celebrare una vittoria o comunque un importante evento politico.

La prima naumachia di cui si ha memoria risale a Giulio Cesare che nel 46 a.C. fece scavare un ampio bacino vicino al Tevere, nel Campo Marzio (forse nella zona vicino a dove oggi sorge il Pantheon) e ingaggiò circa 2000 combattenti e 4000 rematori, tra i prigionieri di guerra.

Anche il suo successore Augusto non fu da meno, tanto da realizzare un bacino presso la sponda destra del Tevere (nella zona probabilmente adiacente a San Cosimato), atto a contenere una epocale naumachia andata in scena nel 2 a.C. in occasione dell’inaugurazione del tempio di Marte Ultore.

 

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Nel 52 d.C. fu poi la volta di Claudio che per le sue imponenti naumachie utilizzò addirittura il lago del Fucino, molto prima quindi che fosse bonificato. Negli anni successivi, sebbene il numero delle battaglie navali venne incrementato, la loro spettacolarità venne molto ridimensionata, tanto che furono utilizzati edifici da spettacoli già esistenti, come gli anfiteatri.

Sappiamo però che sia Domiziano che Traiano costruirono due appositi luoghi per ospitare le naumachie, molto più piccoli rispetto ai precedenti e che dovettero funzionare anche per un periodo limitato di tempo (come per esempio il Colosseo). Per quanto riguarda il bacino domizianeo è probabile che si trovasse sempre vicino alla riva del Tevere mentre quello di Traiano è da collocare nella zona Ager Vaticanus, dietro Castel Sant’Angelo.

 

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Le naumachie per celebrare i trionfi

Come accennato, le naumachie avevano lo scopo di celebrare i trionfi degli imperatori ed erano quindi connessi strettamente con il loro potere. Avevano inoltre la peculiarità di sviluppare temi storici o pseudo-storici: ogni flotta rappresentava un popolo celebre per la sua potenza marittima: Egizi e Fenici per la naumachia di Cesare, Persiani ed Ateniesi per quella augustea, Siculi e Rodii per quella di Claudio. Erano spettacoli molto più imponenti di quelli gladiatorii, anche solo per la quantità di uomini che vi prendevano parte, solitamente prigionieri di guerra o condannati a morte. E la morte era la sorte che toccava a coloro che impersonavano la flotta nemica: erano dunque molto più spietati e micidiali di tutti gli altri ludi a cui il popolo romano era abituato. 

 

La fine delle naumachie

La caduta dell’impero romano non determinò la fine delle naumachie: infatti conosciamo giochi simili anche in epoche più recenti, sebbene non raggiunsero mai lo sfarzo e la crudezza di quelle antiche. Tra queste citiamo quelle organizzate nel 1550 a Rouen per il re Enrico II di Francia e quelle nel 1807 a Milano per Napoleone.

 

 

 

 

 

 

L’arte delle spezie dei Benedettini di San Paolo fuori le Mura

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Visitare il complesso monastico della Basilica di San Paolo fuori le Mura lungo la via Ostiense, non vuole dire solo ammirare uno dei luoghi più importanti della cristianità, ma anche immergersi in pieno nelle secolari tradizioni occidentali, che si sono sviluppate in modo mirabile in una serie di capolavori artistici senza pari.

Nonostante un rovinoso incendio nel XIX secolo abbia distrutto gran parte della basilica – subito ricostruita tale e quale alla precedente – è possibile rileggere la storia di questo curioso angolo di Roma, attraverso non solo le parti superstiti ma anche i nuovi studi e le nuove indagini archeologiche, che hanno permesso di gettare nuova luce sulla vita quotidiana a partire dall’epoca romana fino ai giorni nostri. Per maggiori approfondimenti leggete i nostri articoli del blog sulla basilica e sulla necropoli ostiense!

 

I Benedettini a San Paolo fuori le Mura

Ma questo luogo è particolarmente significativo anche perché qui, da molti secoli, vive una delle più importanti comunità monastiche benedettine di Roma, custode instancabile delle memorie paoline. Il monastero adiacente alla basilica non solo è uno scrigno di tesori (purtroppo difficilmente accessibili al pubblico) ma prosegue da tempo immemore la tradizione speziale degli antichi.

Una piccola ma graziosa farmacia sorge infatti alle spalle del complesso a pochi metri dal maestoso campanile e qui è ancora possibile acquistare rimedi a base di erbe, preparati dai monaci stessi seguendo le antiche ricette! 

 

 

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E’ infatti impossibile scindere la storia benedettina dalla tradizione dei preparati galenici: quando San Benedetto fondò l’ordine monastico e stabilì la famosa Regola, intorno al 543, diede molto risalto alla cura degli infermi “cosicché si serva a loro come a Cristo in persona”.

 

La Spezieria: la farmacia dell’epoca

Fu così che i molti monasteri sorti in tutta Europa, oltre ad essere completamente autosufficienti, iniziarono ad avere al loro interno anche un hortus sanitatis o conclusus dove venivano coltivate le piante officinali (medicina simplex), sotto la direzione di un monaco infermiere che le raccoglieva e conservava negli armaria pigmentariorum ad uso esclusivo della farmacia interna, detta appunto spezieria. L’infirmarius, grazie alle sue competenze e alle nozioni di medicina apprese da antichi manuali, poteva così preparare i medicinali destinati ai monaci stessi e ai pellegrini di passaggio.

All’interno di questi monasteri inoltre vi era la pratica di trascrivere manualmente i testi degli antichi e di produrne di nuovi, concentrandosi in particolare sulla redazione di primitivi erbari, che in maniera enciclopedica riproducevano la pianta officinale con le varie caratteristiche e i vari effetti. Solo a partire dal XV secolo si sostituirono ai disegni, spesso solo abbozzati e grossolani, le piante essiccate vere e proprie, andando a costituire così l’hortus siccus.

Con il tempo inoltre le spezierie dei monasteri si aprirono ad un sempre più vasto pubblico, divenendo in breve tempo vere e proprie farmacie pubbliche, dove si poteva trovare davvero qualunque rimedio, vero o presunto! Con l’avvento della moderna scienza farmaceutica il ruolo delle spezierie è andato via via ridimensionandosi, ma è riuscito a non sparire del tutto, grazie alla dedizione dei monaci, che proseguono indisturbati l’arte delle piante e delle erbe da centinaia di anni. 

 

La Spezieria Monastica della Basilica di San Paolo fuori le Mura: guarda il video!

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Il Campo Marzio di Augusto

Cosa si intende per Campo Marzio? Quali furono gli edifici qui costruiti? E perché divenne un’area della città così importante? Andiamo insieme alla scoperta di tutto questo: buona lettura!

 

Il Campo Marzio prima di Augusto

Quando Ottaviano rimase l’unico uomo al potere, la zona del Campo Marzio era in gran parte ancora disabitata, soprattutto nella sua parte più settentrionale. Qui, dove per secoli l’esercito aveva avuto uno spazio destinato alle esercitazioni e alle parate (dedicato non a caso al dio della guerra, Marte appunto, già dalla Tarda Repubblica, erano stati costruiti alcuni edifici che si collocavano però nella parte più meridionale, dove anche lo stesso Cesare aveva iniziato una campagna urbanistica importante.

 

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Sarà però solo con il suo successore Ottaviano, divenuto poi l’Augusto, che tutta la zona conobbe un nuovo impulso, andando così nel tempo ad affiancarsi – e in parte a sostituirsi – all’altro grande centro cittadino, gravitante intorno al Foro. Non è un caso che già un secolo dopo, questa sia diventata una delle aree più popolose dell’Urbe e che nei secoli mantenne una quasi intatta presenza abitativa, fino ai nostri giorni. Ottaviano dunque aveva intuito le potenzialità dell’area, la più adatta ad accogliere i suoi ambiziosi progetti urbanistici, che ovviamente riflettevano il proprio inarrestabile piano politico e ideologico.

 

I monumenti di Augusto nel Campo Marzio

Il primo monumento ad essere innalzato nel Campo Marzio settentrionale fu proprio la sua tomba, il Mausoleo, che con la sua mole di circa 40 metri di altezza, doveva svettare imponente in tutta la zona circostante, rivaleggiando con lo stesso colle Pincio. Successivamente fu la volta dell’Ara Pacis e dell’Orologio Solare, che andarono a concludere un’area volta a glorificare l’imperatore stesso e la sua dinastia.

 

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Nonostante gli stravolgimenti successivi, ancora oggi è possibile immaginare tutto lo splendore e la potenza del piano augusteo: immaginiamo il maestoso Mausoleo con il suo bosco paradisiaco, il colorato monumento dedicato alla Pax Romana, l’Ara Pacis appunto, che un tempo doveva trovarsi nei pressi dell’attuale Basilica di San Lorenzo in Lucina e per finire immaginiamo il grande Gnomone, cioè la possente meridiana proveniente dall’Egitto, che segnava il passare delle ore, dei giorni e delle stagioni. Anche la sua attuale collocazione in piazza Montecitorio è leggermente diversa da quella originale, spostata qualche centinaio di metri. Ma non solo.

 

 

Gli altri edifici: Pantheon, Terme di Agrippa, Teatro di Balbo

Sempre nell’area del Campo Marzio il suo generale, amico e genero, Marco Vipsanio Agrippa, edificò uno dei templi più importanti del mondo, il Pantheon, ricostruito poi nelle forme attuali dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C. e consegnato all’immortalità, grazie alla trasformazione in chiesa, che lo ha preservato dalla distruzione. Sempre ad Agrippa in questa zona dobbiamo l’edificazione delle Terme che portano il suo nome, con tanto di piscina artificiale collegata ad un canale, l’Euripo, che attraversava parte della città fino a sfociare nel Tevere (nella zona più o meno di Corso Vittorio Emanuele II).

 

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E ancora il teatro costruito da Balbo, altro uomo cruciale nella politica del tempo, visibile oggi solo in parte al di sotto della sede del Museo Nazionale Romano della Crypta Balbi e una serie di restauri che portarono il Campo Marzio ad essere uno dei luoghi strategici della Roma Imperiale.

 

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Scopri tutte le visite in programma per conoscere questo straordinario angolo di Roma!

 

 

Palazzo Altieri a Oriolo Romano: gioiello “nascosto” del Lazio

A pochi chilometri da Roma, e più precisamente nel borgo di Oriolo Romano, sorge uno dei palazzi signorili più caratteristici del Lazio, Palazzo Santacroce poi divenuto Altieri.

 

La storia del Palazzo

Costruito tra il 1578 e il 1585 per volontà di Giorgio III Santacroce e di suo figlio Onorio III, fu per un breve periodo proprietà degli Orsini e infine dal 1671 al 1971 degli Altieri, una delle più antiche e potenti famiglie principesche romane, che diede alla città anche un papa, Clemente X.

 

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La tradizione attribuisce la paternità architettonica a Jacopo Barozzi detto il Vignola, sebbene non ci siano prove sostanziali. Di certo sappiamo che una volta acquistato dagli Altieri, furono intrapresi importanti lavori di restauro per mano dell’architetto Carlo Fontana, mentre per gli interni furono coinvolte maestranze della scuola di Taddeo Zuccari e si cita anche il nome dell’artista Giovanni Baglione, noto biografo del tempo.

 

Le sale principali

Le numerose sale oggi visitabili, rendono bene l’idea del lusso e della moda del tempo. Tra le più importanti citiamo il Salone degli Avi, fulcro del palazzo, dove sono presenti tutti i ritratti degli Altieri con i loro stemmi e blasoni; la Cappella San Massimo opera degli Orsini; la Sala delle Belle, dove rimangono nove degli undici ritratti delle sorelle Mancini dipinti da Jacob Ferdinand Voet o ancora la Sala da pranzo che presenta dipinti tardo-settecenteschi che raffigurano i feudi circostanti, il palazzo e la via Altieri proprio ad Oriolo Romano!

 

 

 

La Galleria dei Papi

Curiosità e particolarità assoluta del palazzo è la Galleria dei Papi voluta da Clemente X con la serie di ritratti dei pontefici che si sono susseguiti nei secoli. Ideatore della collezione fu il cardinale Paluzzo Paluzzi degli Albertoni Altieri, che commissionò nella seconda metà del XVII secolo a differenti artisti la realizzazione di queste particolari effigi tratte da antiche fonti iconografiche. Ciascun ritratto è inoltre corredato dallo stemma araldico della casata e da un cartiglio con le qualità del pontefice, gli eventi storici del suo pontificato e un motto in latino.

 

 

Passeggiando nella galleria è così possibile ammirare tutti i 270 ritratti che presentano uno dopo l’altro tutti i pontefici della storia, da San Pietro a Francesco! Questa curiosa “collezione” inoltre fu particolarmente importante per la ricostruzione della famosa serie di ritratti dei papi conservata nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, andata in gran parte distrutta nell’incendio del 1823.

 

Gli interni e gli immancabili giardini

Quando negli anni Settanta del Novecento gli eredi Altieri a causa dei numerosi debiti dovettero vendere il palazzo, misero all’asta anche molti arredi originali, tra cui oggetti d’arte, mobili, libri, strumenti musicali: per questo l’interno presenta solo alcuni arredi seicenteschi, che rendono però l’idea del gusto e della raffinatezza degli ambienti del passato.

A coronare il fasto di questa villa principesca, c’è il grande parco oggi di proprietà comunale. La sua particolarità sta nel fatto di non seguire i canoni architettonici paesaggistici del manierismo tipico del “giardino all’italiana” allora molto in voga, ma grazie alla realizzazione di ampie aree di campagna con la presenza di alberi quali tassi e cedri del libano e viali alberati di lecci e olmi, anticipa di circa due secoli la forma del “giardino all’inglese”.

 

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Scopri uno dei gioielli nascosti del Lazio insieme a noi controllando il programma mensile!

 

 

Oh che bel castello: viaggio alla scoperta di Castel Sant’Angelo!

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Ciao a tutti! Oggi scopriremo alcune curiosità su uno dei luoghi più belli di Roma, Castel Sant’Angelo!

Ecco cinque curiosità da leggere tutto d’un fiato: buona scoperta!

C’era una volta una tomba…

E’ vero! Quello che noi oggi chiamiamo Castel Sant’Angelo era in origine la monumentale tomba di un grande imperatore di nome Adriano, che visse molti secoli fa e che decise di costruire per sé e per la sua famiglia un sepolcro veramente enorme e lussuoso. Scelse un posto tranquillo, proprio sulle sponde del fiume Tevere, dove ancora la città antica non era arrivata. Prese come modello sia le grandi tombe etrusche dette a tumulo, sia i sepolcri dei re orientali. Doveva essere pieno di decorazioni, dentro e fuori, tra cui per esempio statue di marmo o bronzo, come quella dell’imperatore ritratto su un carro trainato da cavalli, che si doveva trovare proprio sulla sommità della tomba. Inoltre, qui, doveva trovarsi anche un giardino con molti alberi… un vero paradiso!

 

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Ricostruzione

 

 

E a un certo punto…arriva Michele!

Quando ormai erano passati molti anni e la tomba di Adriano era stata da tempo abbandonata e già trasformata in una fortezza, accadde però qualcosa di incredibile. Cosa? Una terribile malattia aveva colpito la città di Roma e il popolo non sapeva davvero come fare! Così decisero di rivolgersi ad un santo uomo di nome Gregorio, che alcuni anni dopo sarebbe addirittura diventato papa! Gregorio decise di organizzare una processione per chiedere a Dio la fine della pestilenza e mentre si trovava vicino all’antica tomba, vide apparire immerso in un’accecante luce l’Arcangelo Michele, che stava rinfoderando la propria spada. Subito la peste sparì e tutti furono miracolosamente guariti! Da quel giorno la fortezza fu posta sotto la prenotazione di Michele e una sua statua fu collocata sulla cima.

 

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I Papi e il castello delle meraviglie

Come detto, la tomba dell’imperatore si trasformò ben presto in una super fortezza inespugnabile e divenne proprietà dei papi, che un tempo erano anche i re di Roma. Fu così che alcuni di essi decisero di fare dei lavori per rendere non solo più possente il castello (grazie alle torri, ai ponti levatoi, ai fossati, ecc.), ma anche più comodo e lussuoso. Fecero così decorare molte delle sue stanze, come le camere da letto, la biblioteca, la sala dei ricevimenti e così via.

 

 

 

Un bagno piccolo piccolo, tutto colorato!

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Stufetta di Clemente VII

Ovviamente il castello serviva soprattutto in caso di guerra, per offrire difesa quando qualche nemico decideva di attaccare la città per conquistarla. Era infatti questo il momento in cui i papi insieme alla loro corte vivevano chiusi dentro al castello, in attesa che il nemico si arrendesse. Questo portò alla creazione degli appartamenti, delle cucine, dei magazzini e perfino di un piccolo bagno privato, chiamato stufetta, dove è possibile ancora vedere la vasca da bagno, in cui ci si poteva rilassare con tanto di acqua calda!

 

 

 

 

 

Che paura le prigioni!

Eh sì, purtroppo per molti anni il castello fu anche una temibile prigione! Ve ne erano in realtà ben due al suo interno. La più grande si trovava nei sotterranei, dove dobbiamo immaginare tanti poveri uomini incatenati alle pareti, nelle scomode e buie celle, a patire il freddo e la fame. Alcuni di loro non avrebbero mai più rivisto la luce del giorno, perché spesso venivano condannati a morte o morivano di stenti. Vi era però anche un’altra prigione, detta la Cagliostra, riservata agli uomini ricchi e nobili che si erano macchiati di qualche colpa! Purtroppo infatti la giustizia non era uguale per tutti al tempo e chi poteva permetterselo passava alcuni mesi in questa prigione, che in realtà era un comodo appartamento, molto ampio e tutto decorato!

 

 

Se volete scoprire tante altre curiosità su Castel Sant’Angelo, contattateci per organizzare una visita indimenticabile!

 

 

 

Il Pincio tra storia e terrazze panoramiche

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Sebbene non sia annoverato tra i mitici sette colli di fondazione di Roma, il Pincio oggi può considerarsi una delle alture più importanti della città, amata da romani e non, grazie anche alle sue straordinarie terrazze panoramiche!

 

Gli Horti sul Pincio

Sin dall’antichità, questa altura ospitò le ricche ville dei nobili romani, i cosiddetti horti, tra cui sicuramente quelli degli Anicii e dei Pincii anche se i più famosi furono quelli di Lucullo. Successivamente il colle si spopolò – come la maggior parte delle alture di Roma – e solo dal XV secolo in poi, tornò ad essere frequentato venendo scelto dagli Agostiniani di Santa Maria del Popolo, dai Minimi di San Francesco di Paola a Trinità dei Monti e dall’aristocrazia, come ci ricordano i giardini di Villa Medici.

 

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Le trasformazioni moderne del Pincio

Sebbene l’architetto Giuseppe Valadier già alla fine del XVIII secolo abbia avuto l’idea di sistemare l’area sottostante di piazza del Popolo, fu solo con la dominazione francese dei primi del XIX secolo, che vennero intrapresi lavori sostanziali nella zona del Pincio, trasformandolo in un giardino pubblico, destinato a dare spazio e aria al popolo romano. I lavori si protrassero per molti anni e sostanziali furono gli stravolgimenti nel corso dell’Ottocento. Ma alla fine il risultato che si presenta ancora oggi, davanti ai nostri occhi, è un insieme di assoluta raffinatezza ed eleganza.

 

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La Casina Valadier

Piazza del Popolo e il Pincio sono infatti uniti in un unico complesso neoclassico, tramite una serie di verdeggianti rampe che conducono fino alla sommità, dove le terrazze si aprono con profondo respiro in tutta la zona circostante. Valadier costruì proprio in cima anche la straordinaria Casina Valadier, proprio sopra i resti del Casale degli Agostiniani, a sua volta impiantato su un’antica cisterna romana.

 

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I busti del Pincio

Ancora oggi questo luogo si presenta come una sofisticata caffetteria, immersa nel verde del colle e circondata dalla serie di busti di personaggi illustri. L’idea di collocare proprio qui busti di personaggi meritevoli risale al periodo della Repubblica Romana, sebbene la vera e propria messa in opera si ebbe solo nel 1851. Ad oggi se ne annoverano 229 e tra questi per esempio Raffello Sanzio, Giotto, Savonarola, Archimede o ancora Mazzini. Tre invece ricordano altrettante donne: Vittoria Colonna, santa Caterina da Siena e Grazia Deledda.

 

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Vi è poi quello del matematico e astronomo Angelo Secchi, la cui storia è da raccontare. Qui infatti il Secchi, direttore dell’Osservatorio Astronomico del Collegio Romano, aveva fatto inserire la “mira” per determinare il meridiano di Roma e alla sua morte questa “mira” venne collocata proprio sul suo busto!

 

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Ma questi sono solo alcune delle curiosità di questo straordinario colle romano. Per scoprire tutte le altre, vieni a visitarlo insieme a noi (controlla qui quando!)