Le 5 fontane più scenografiche di Roma

Fontana dei Quattro Fiumi Piazza Navona

Roma ha da sempre avuto uno straordinario rapporto con l’acqua. Già gli antichi romani infatti avevano perfettamente compreso l’importanza di questo bene così prezioso e grazie ai loro potenti e possenti acquedotti, l’Urbe può essere soprannominata la “città dell’acqua”! E quando si parla del binomio Roma-acqua, ecco che tutti noi – giustamente – subito pensiamo alle straordinarie fontane costruite in città durante il corso dei secoli. Ma quali sono le più scenografiche? Vediamolo insieme!

 

1) Fontana di Trevi

Impossibile non iniziare dalla regina delle fontane, simbolo stesso della città: la Fontana di Trevi. La straordinaria quinta scenografica di Palazzo Poli fu realizzata nel 1731, durante il pontificato di Clemente XII Corsini, quando l’artista Nicola Salvi – insieme ad un folto gruppo di aiutanti – scegliendo come tema principale il mare, si aggiudicò la commissione dell’intera opera. Nella fontana si notano infatti, al centro, il dio Oceano ritratto su un cocchio trainato da cavalli alati, guidati da Tritoni: un cavallo è rappresentato agitato, mentre l’altro placido, a simboleggiare i due aspetti del mare, a volte calmo, altre tempestoso. Accanto al dio, in due apposite nicchie, le statue della Salubrità e dell’Abbondanza. Subito sopra, si possono ben distinguere i due pannelli che raccontano la storia della costruzione dell’acquedotto Vergine: da un lato Agrippa insieme ai soldati e dall’altro la Vergine che indica la sorgente d’acqua pura, in riferimento proprio all’antica leggenda.

 

Fontana-di-Trevi_lasinodoro

 

 

 

 

Una curiosità. Su parapetto esterno della fontana, impossibile è non notare un curioso vaso in travertino: di cosa si tratta? I Romani lo hanno soprannominato, per la sua forma, “asso di coppe” (in riferimento al simbolo delle carte da gioco) e sembra sia stato qui posto dallo stesso Nicola Salvi per impedire la vista di un barbiere che aveva una bottega nei pressi e che amava criticare continuamente il lavoro dell’architetto!

 

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2) Fontana dei Quattro Fiumi

Impossibile è non menzionare il capolavoro di Gian Lorenzo Bernini: la Fontana dei Quattro Fiumi posta proprio nel cuore della straordinaria piazza Navona. Progettata e realizzata dal Bernini tra 1648 e 1651, costituisce una insuperabile creazione barocca volta a celebrare il pontefice in carica, suo committente: papa Innocenzo X Pamphilj.

 

Fontana dei Quattro Fiumi-Piazza Navona-lasinodoro

 

 

La fontana è immaginata come una grande scogliera di travertino, scavata da una grotta con quattro aperture, che sorregge l’alto obelisco di granito (rinvenuto dallo stesso pontefice lungo l’Appia Antica). Negli angoli della scogliera sono collocate le monumentali statue marmoree dei quattro fiumi che rappresentano i continenti allora conosciuti, identificati anche dalla vegetazione e dagli animali scolpiti accanto: il Danubio per l’Europa, con il cavallo; il Gange per l’Asia, con il remo e il dragone; il Nilo per l’Africa, con il capo velato (poiché all’epoca le sue sorgenti erano ancora sconosciute!) associato al leone ed alla palma; il Rio della Plata per le Americhe con un braccio sollevato  ed accanto un armadillo. Quale era il significato di questa strutturata fontana? La sapienza del pontefice (rappresentata dell’obelisco) si diffonde tramite la venerazione e la fede della romana chiesa in tutto il mondo (con le quattro statue dei continenti): niente male, vero?

 

3) Fontana dell’Acqua Paola o Fontanone del Gianicolo

Lasciamo il centro cittadino e ci spostiamo sul Gianicolo. Qui possiamo ammirare tutta l’imponenza della Fontana dell’Acqua Paola, a tutti nota semplicemente come Fontanone del Gianicolo. Fu edificata per volere di papa Paolo V Borghese all’inizio del 1600 come mostra terminale dell’acquedotto omonimo (Acqua Paola), ripristinato proprio tra il 1608 e il 1610 dallo stesso pontefice! Il papa affidò i lavori a Giovanni Fontana, che la realizzò tra il 1611 e il 1612 collaborando con Flaminio Ponzio.

 

Fontana-acqua-Paola-Gianicolo_lasinodoro

 

 

Il progetto originale prevedeva che l’acqua venisse raccolta in cinque vasche posizionate in corrispondenza di ciascun arco, ma nel 1690 papa Alessandro VIII commissionò a Carlo Fontana (nipote di Giovanni), un ampliamento dell’opera. La versione definitiva, tuttora esistente, oltre all’ampliamento del finestrone centrale prevedeva una grande conca a semicerchio sporgente da una vasca rettangolare piuttosto stretta e lunga tutta la larghezza della fontana. A memoria dell’intervento, nella volta dell’arco centrale venne posizionato lo stemma del pontefice e una lunga iscrizione commemorativa.

Curiosità. Com’era consuetudine dell’epoca, gran parte dell’opera è realizzata con marmi antichi “prelevati” dal Foro di Nerva, mentre le sei colonne che la ornano – quattro di granito rosso e le due laterali di granito bigio – provengono dall’antica Basilica di San Pietro!

 

4) Fontana dell’Acqua Felice o Fontana del Mosè

La Fontana dell’Acqua Felice, in Piazza di San Bernardo, è così chiamata in onore di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, colui che, nella metà del 1500, volle rifornire d’acqua i rioni sorti sul Viminale e sul Quirinale, dove si trovava inoltre (o guarda caso!) la sua sontuosa e vastissima Villa Montalto, che si estendeva proprio sui due colli! A tale scopo fu ripristinato l’acquedotto Alessandrino, realizzato dall’imperatore romano Alessandro Severo nel III secolo d.C., utilizzando l’acqua proveniente da sorgenti presenti nella zona di Palestrina.

 

 

Il papa affidò il progetto all’architetto Giovanni Fontana e la realizzazione fu portentosa: nel nicchione centrale è raffigurato Mosè che indica le acque miracolosamente scaturite dalla roccia, mentre nelle nicchie laterali sono due altorilievi, raffiguranti episodi biblici connessi con l’acqua: Aronne guida il popolo ebreo all’acqua scaturita dal deserto e Gedeone sceglie i soldati osservando il loro modo di bere.

Non mancarono però le critiche rivolte alla statua del Mosè, che effettivamente si presenta un po’ tozza ed enfatica, tanto da essere stata battezzata dai romani il “Mosè ridicolo”, divenendo anche oggetto di feroci pasquinate:

Guardo con occhio torvo
l’acqua che sgorga ai pié
pensando inorridito
al danno che a lui fe’
uno scultor stordito.

…o ancora…

È buona l’acqua fresca e la fontana è bella
Con quel mostro di sopra però non è più quella
O tu, Sisto, che tanto tieni alla tua parola
Il nuovo Michelangelo impicca per la gola.

 

5) Le Quattro Fontane

L’interessante incrocio tra le moderne via delle Quattro Fontane e via XX Settembre, era di fondamentale importanza nel passato, quando grazie a queste strade era possibile raggiungere la Basilica di Santa Maria Maggiore direttamente dalla Trinità dei Monti. L’incrocio è caratterizzato dalla presenza ai quattro angoli di quattro fontane (così poste anche per non intralciare il traffico urbano), volute nuovamente da papa Sisto V Peretti ma questa volta non vi è certezza sul nome dell’artista o architetto esecutore.

 

Quattro_Fontane_incrocio_lasinodoro

 

 

I soggetti, tutti diversi, sono raggruppati a coppie analoghe: due figure maschili barbute, allegorie del Tevere e dell’Arno, che fronteggiano rispettivamente due femminili, che rappresentano Diana e Giunone. Le prime due simboleggiano Roma e Firenze, mentre quelle di Diana e Giunone sono simbolo rispettivamente di Fedeltà e Fortezza. Tutte le figure sono sdraiate su un fianco, con l’acqua che si riversa davanti a loro in piccole vasche semicircolari.

 

Piaciuta la nostra selezione o ci sono altre fontane più spettacolari in città? Controlla il programma mensile per vedere quando è prevista una visita guidata a queste straordinarie fontane!

 

 

La Befana Romana…vien di notte con le scarpe tutte rotte?

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Ma quale mai sarà la storia della Befana di Roma? Scoprilo insieme a noi!

 

La storia della festa

Incredibile a dirsi, ma la festa della Befana è antichissima! La Befana infatti è una figura della tradizione italiana legata alla festa cristiana dell’Epifania (dal greco “rivelazione”); lo stesso nome Befana deriva proprio dalla parola Epifania, attraverso la corruzione in “Befania” (l’Epifania era anche detta un tempo “Pasqua Befania”: il termine Pasqua era infatti utilizzato come sinonimo di festa o ricorrenza religiosa). L’Epifania è infatti la festa che nella Chiesa Cattolica (come anche in altre chiese cristiane) celebra la prima manifestazione della divinità di Cristo, tramite la visita dei Re Magi e ricordata appunto il 6 gennaio. E’ proprio in questa data, ogni anno, che i bambini aspettano trepidanti la vecchina dispensatrice di leccornie, lasciate dentro una calzetta e a volte accompagnate da un bel pezzo di carbone, per fortuna sempre dolce! 

Anche se si tratta di una festa prettamente italiana, possiamo però trovare molte similitudini in altri paesi del mondo: la figura della Befana infatti affonda le proprie radici in tradizioni ancestrali, legate ad usi celtici e delle primissime civiltà mediterranee. 

L’immagine della Befana inoltre, ritratta come un’anziana donna vestita di stracci a cavallo di una scopa, è assimilabile a quelle di Berchta, Perchta, Holda e Frigg, figure femminili che raffiguravano l’arrivo dell’inverno e con esso la sospensione delle attività agricole e tutte figure che hanno origine nell’arco Alpino e nell’Europa settentrionale.

 

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Frau Holle, o Holda, figura della tradizione tedesca affine alla Befana

 

 

La figura della Befana venne accolta dal Cattolicesimo con il passare del tempo, comparendo con regolarità il giorno dell’Epifania parallelamente alle celebrazioni religiose. Nel 1928, il regime fascista usò la Befana per l’istituzione della cosiddetta “Befana Fascista”, una festa in cui si distribuivano doni ai bambini delle famiglie meno abbienti.

 

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Come si festeggiava la Befana a Roma?

La festa della Befana è popolare in tutta la penisola, ma lo è in modo particolare nel centro-sud, compresa Roma, dove è radicata fin da tempi antichi. A Roma è una delle feste folcloristiche forse più diffuse e sentite dai cittadini, tradizione che ha avuto la sua crescita verosimilmente nel XIX secolo. Tutta la zona intorno a piazza Sant’Eustachio si riempiva di gente intenta ad aspettare l’arrivo della dolce vecchina e a comprare ogni tipo di cianfrusaglia nei numerosi negozi e botteghe che tenevano appositamente aperti i propri battenti, così come nei banchi dei numerosi rigattieri che popolavano l’intera zona. Il tutto era rallegrato da suoni e canti che andavano avanti per tutto il giorno, mentre i pupazzari esponevano befane così vere e brutte, che facevano gelare il sangue ai bambini dallo spavento!

 

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La festa della Befana fra piazza dei Caprettari e Sant’Eustacchio

 

La festa si è svolta in questa piazza fino al 1872, anno in cui si è spostata nella vicina piazza Navona, ancora oggi solitamente sede dei festeggiamenti. Oltre alla ricorrenza di Sant’Eustachio, nel XIX secolo in occasione dell’Epifania era portata in processione per tutta Roma la statua di Gesù Bambino nota come “Er Pupo dell’Ara Coeli“, perché si trovava nella Chiesa di Santa Maria in Ara Coeli fino a che nel 1994 non fu rubato (al momento mai ritrovato!).

 

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La Befana e il ciclo della Terra e della Vita

Quando ancora le tradizioni contadine erano ben radicate nel nostro Paese, nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio era usanza allestire un grande falò dove bruciare un fantoccio a forma di “vecchia”, chiamato anche “strega”: con lei bruciava il vecchio anno e più in generale si illuminava con la calda fiamma la nera notte invernale, simbolo di una prossima Primavera, carica di fertilità per i campi, per gli animali e per gli uomini. Non è un caso che questa ricorrenza sia festeggiata pochi giorni dopo il Natale e il Capodanno, a fine Dicembre e cioè in concomitanza con il Solstizio invernale, momento in cui la luce diurna piano piano torna ad essere maggiore delle tenebre della notte!

 

 

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I doni della Befana

Sempre in anni meno recenti inoltre alla Befana era affidato il compito di portare i doni (non solo dolci): compito che dal secondo dopoguerra, per influenza della cultura americana, spetta invece a Babbo Natale. Ecco quindi che la forte assonanza tra la Befana portatrice di doni e la festa cristiana dell’Epifania, in cui Gesù si rivela ai Re Magi (anch’essi portatori di doni), viene meno, ricordata solo dalla calzetta piena di dolci calata dal camino. E come ci ricordano vari autori romaneschi, tra cui Zanazzo e il Belli, la Befana portava sì la calza con tanti dolci (che all’epoca era per lo più frutta secca), ma anche piena di cenere e carbone per i giorni in cui si era fatto i monelli! Altra antica usanza era regalare tizzoni di carbone ardente a simboleggiare il fuoco latente e celato, pronto a rivivere acceso dal nuovo Sole primaverile.

Ber vede è da per tutto sti fonghetti
sti mammocci, sti furbi sciumachelli,
fra ‘na battajjeria de ggiucarelli
zompettà come spiriti folletti!
Arlecchini, trommette, pulcinelli,
cavallucci, ssediole, sciufoletti,
carrettini, cuccù, schioppi, coccetti,
sciabbole, bbarrettoni, tammurelli…
Questo porta la cotta a la sottana,
quello è vvistito in camiscio e ppianeta,
e cquel ‘antro e uffizial de la bbefana.
E intanto, o pprete, o cchirico, o uffizziale,
la robba dorce je tira le deta:
e mmamma strilla che ffinisce male.

G.G. Belli, “La matina de Pasqua BBafania”, I Sonetti

 

 

La Befana come donna anziana e non proprio graziosa…

Altra caratteristica tipica della Befana è il suo aspetto da donna anziana brutta, che con la sua bizzarra scopa riesce a volare nel cielo per raggiungere le case di tutti i bambini. Si è ormai concordi nel ritenere che tale iconografia sia nata dalla fusione di varie tradizioni molto antiche, come quella legata alla dea Diana, nella sua dimensione di Grande Madre dispensatrice di fertilità e quella relativa alle streghe, spesso associate a donne più o meno anziane dedite ad arti magiche e sortilegi! 

 

Che altro dire? Buona Befana a tutti!

 

 

 

 

Le eroine di Roma (parte 2)

Donna Olimpia_lasinodoro

Continua il nostro racconto sulle eroine di Roma (parte 2). Di quali straordinarie donne parleremo? Scopriamolo subito!

 

Donna Olimpia Maidalchini: determinata e “papale”

La vera regina di Roma sono io, Donna Olimpia Maidalchini, conosciuta ai più come la Pimpa o come mi chiamavano quei perditempo dei romani Pimpaccia! Sin da bambina sapevo che il mio destino sarebbe stato quello di divenire la donna più potente di Roma e per poter realizzare questo sogno sapevo bene che avrei dovuto contrarre un buon matrimonio.

 

Donna Olimpia Maidalchini_lasinodoro

 

 

Fu così che senza troppo amore e convinzione decisi di sposare Pamphilo, uomo mite e molto più grande di me, che proveniva però dalla nobile famiglia dei Pamphilj e che aveva un fratello prete, Giovan Battista. Sarebbe stato lui, mio cognato, l’uomo sul quale scommettere per raggiungere fama e ricchezza. Infatti lo aiutai a scalare il successo fino alla sua elezione a pontefice, con il nome di Innocenzo X. Ero finalmente diventata quello che avevo sempre sperato, la donna che aveva in mano le sorti di Roma.

 

Innocenzo_X_Diego_Velázquez_lasinodoro

 

 

Feci abbellire il mio palazzo in Piazza Navona, con la vicina chiesa di Sant’Agnese in Agone e le due fontane al centro, tra cui quella dei Quattro Fiumi realizzata da Gian Lorenzo Bernini, un valente architetto.

 

Fontana dei Quattro Fiumi-Piazza Navona-lasinodoro

 

Tutte le persone, anche le più potenti, se volevano ottenere un favore dal papa, dovevano prima passare da me e ricompensarmi con il giusto prezzo. Il popolo diceva che ero perfida e avara ma non sanno quanta fatica e quanti sacrifici ho dovuto affrontare per arrivare dove sono arrivata! Alla morte di mio cognato il papa, dovetti fuggire da Roma, perché molti erano i nemici che volevano la mia morte. La leggenda racconta che la mia fine fu terribile: mentre scappavo a gran velocità sul mio carro, pieno di tesori, una voragine si aprì nel terreno e un gruppo di diavoli mi trascinò giù nell’inferno! Qualcuno dice che in alcune notti senza luna si veda ancora il mio carro infuocato attraversare la città in tutta fretta…

 

Caterina da Siena: giovane e saggia

Vissi in un periodo molto buio e doloroso per Roma, perché il papa a quel tempo risiedeva in Francia e la città era abbandonata a se stessa e allo strapotere dei nobili, che si contendevano il potere a suon di lotte armate, rapine e omicidi. Il popolo era stremato e per questo la mia missione di vita fu far tornare il papa a Roma per rimettere tutto in ordine. Mi chiamo Caterina e sono nata a Siena: fin da bambina capii di voler divenire suora e a nulla valsero gli sforzi della mia famiglia, decisa invece a farmi contrarre un matrimonio vantaggioso.

 

Brooklyn_Museum_Santa_Caterina_da_Siena_lasinodoro

 

Essendo sempre stata molto testarda, riuscì a realizzare il mio sogno e a farmi monaca domenicana. Alcuni anni dopo decisi di venire a vivere a Roma, dove potevo controllare meglio la situazione: in questo periodo furono molto le lettere che inviai al papa, pregandolo di tornare in città. Non ero una gran letterata ma spesso avevo visioni e avevo una volontà di ferro: questo mi permise, pur essendo un’umile suora, di avere voce in capitolo nella scena politica del tempo e molta credibilità. Fu così che il papa acconsentì di tornare su mio consiglio: peccato che la mia vita così dura e piena di privazioni mi portò ad una precoce morte, non potendo godere dei frutti dei miei sforzi. Fui proclamata santa e il mio corpo ancora oggi riposa nella bella basilica di Santa Maria sopra Minerva, a pochi passi dal luogo dove un tempo sorgeva il mio convento. Sono patrona d’Italia e d’Europa e sono divenuta un “dottore della Chiesa”, non male per una giovane donna non molto letterata!

 

Cristina di Svezia: la regina convertita

Se una vera regina a Roma c’è stata quella sono io, Cristina! Sono nata e cresciuta in Svezia ma avendo cambiato religione ed essendomi convertita al cristianesimo, decisi di lasciare il trono a mio cugino. Decisi inoltre di lasciare la mia patria natale e di venire a vivere a Roma, dove venni subito accolta con tutti gli onori.

 

Jacob_Ferdinand_Voet_Ritratto di Cristina_di_Svezia_lasinodoro

 

Non vi aspettate la regina delle favole bella, buona e ubbidiente! Non sono mai stata una gran bellezza e non sono nemmeno mai stata ubbidiente! Amavo vestire con abiti maschili, assai più comodi delle pompose gonne riservate alle gran dame del tempo, amavo studiare e mi interessavo di alchimia, astrologia e magia. Le scienze erano la mia passione! Così decisi di aprire un circolo di intellettuali che si riuniva presso la mia residenza, in quello che oggi è Palazzo Corsini a Trastevere.

 

Palazzo_Corsini_stanza_di_cristina_di_svezia_lasinodoro

 

Divenni la donna più importante di Roma e cercai di essere giusta e saggia: ho sempre creduto che ogni persona dovesse sentirsi libera di credere a qualunque religione e per questo sostenni sempre la causa del popolo ebraico, o dei protestanti o di altre minoranze. Alla mia morte il mio corpo fu sepolto nella Basilica di San Pietro, onore molto raro per una donna e ancora oggi potete ammirare non solo la mia tomba ma anche il mio appartamento, dove vi aspetto con gioia!

 

Vuoi scoprire la storia delle altre donne di Roma? Scoprila nell’altro articolo: Le Eroine di Roma (parte 1)!

 

 

 

La Fabbrica di San Pietro: storia di un capolavoro

Piazza-San-Pietro-1875 circa_lasinodoro

La fabbrica di San Pietro. Come mai questo nome? Vediamo di scoprirlo insieme!

Probabilmente tutti sanno che la Basilica di San Pietro in Vaticano, così come la vediamo noi oggi, è in realtà la “seconda basilica” qui costruita e che la sua realizzazione è frutto di numerosi anni di lavoro, che coprono circa un secolo e mezzo.

 

La Basilica di Costantino

L’antica basilica infatti – non più visibile se non per piccole porzioni – era quella di IV secolo, voluta dall’imperatore Costantino, proprio sopra la sepoltura del santo martire, che sempre sul colle Vaticano fu anche martirizzato tramite crocifissione. Dopo circa mille anni, agli inizi del Cinquecento, si ritenne necessario sostituire la vecchia struttura con una nuova e sorprendente costruzione, vero e proprio inno non solo alla Cristianità ma anche e soprattutto al potere papale.

 

basilica-costantiniana_san-pietro_lasinodoro

 

La Basilica nel Cinquecento: Bramante e gli altri

Il pontefice che iniziò la nuova fabbrica di San Pietro fu Giulio II della Rovere con l’architetto Donato Bramante. Il primo progetto prevedeva una pianta a croce greca, con circoscritto all’interno un cerchio: un progetto ambizioso e carico di simbologie che si ispirava alle piante di due importanti edifici dell’antichità, il Pantheon e la Basilica di Massenzio. La morte del Pontefice e del Bramante portarono all’interruzione del progetto che venne ripreso per volere di papa Leone X de’ Medici, da Antonio da Sangallo il Giovane affiancato da Baldassarre Peruzzi. Anche di questo progetto per la “nuova” Basilica di San Pietro, si realizzarono solo poche parti, limitatamente ad un ulteriore consolidamento dei piloni bramanteschi e all’innalzamento del pavimento della nuova basilica, così da conferire maggiore illuminazione e più armonico equilibrio ad un complesso altrimenti troppo alto e stretto.

 

 

 

La Basilica con Paolo III e Michelangelo

Dopo alcuni anni di interruzione, a causa anche del tremendo Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, la costruzione riprese sotto il pontificato di Paolo III Farnese, che decise di affidare i lavori a Michelangelo. Questi decise di riprendere le suggestioni bramantesche, cercando però di semplificarle e rinvigorirle. 

 

 

 

Tutta la storia della Cupola di San Pietro

In particolare si concentrò sulla cupola, che doveva apparire come un gigantesco corpo quasi privo di peso, adagiato sul sostegno del tamburo. In realtà la morte sopraggiunse prima che potesse innalzarla e i lavori proseguirono prima con il Vignola e poi con Giacomo della Porta, che insieme a Domenico Fontana, ricevette l’incarico nel 1587 da papa Sisto V Peretti. Dopo molti giorni di ininterrotto lavoro, con oltre 800 operai che lavoravano sia di giorno che di notte alla luce delle fiaccole, si giunse a completare il “Cupolone” nel Maggio del 1590, con grande festa e fuochi d’artificio!

 

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La Basilica nel Seicento: Paolo V e Carlo Maderno

Papa Paolo V però, agli inizi del Seicento, decise di demolire le restanti parti della vecchia basilica costantiniana e procedere con un “allungamento” della pianta della nuova basilica: questa modifica si era resa necessaria per ampliare gli spazi destinati ai fedeli, troppo ristretti ma anche per seguire il nuovo gusto dell’epoca. Fu così che venne chiamato Carlo Maderno a compiere gli ultimi passaggi che trasformarono la croce greca in una croce latina e la domenica delle Palme del 1516 il progetto poteva dirsi concluso, almeno in parte.

 

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L’arrivo di Gian Lorenzo Bernini

Negli anni successivi infatti, in particolare sotto i pontificati di Urbano VIII Barberini e Alessandro VII Chigi, sarà compito soprattutto di Gian Lorenzo Bernini (spesso affiancato da Francesco Borromini) portare a completamento non solo le decorazioni interne tra cui il famoso Baldacchino e la Cattedra, ma anche sistemare la piazza antistante la basilica, con il famoso colonnato, l’abbraccio della Chiesa ai suoi fedeli!

 

 

Controlla qui per vedere quando è in programma la prossima visita guidata alla Basilica di San Pietro: ti aspettiamo!

 

Il Palatino: dalle origini all’Età Repubblicana

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Palatino. Il mitico colle dove Roma venne fondata, mostra ancora oggi tutta la sua bellezza, grazie in particolare alle imponenti vestigia del palazzo imperiale, della casa di Augusto e Livia e degli Horti Farnesiani, realizzati nel XVI secolo.

 

Le capanne del villaggio di Romolo

Ma essendo ovviamente il luogo più vetusto della città, vi sono anche i resti delle epoche precedenti, fino ad arrivare addirittura alle capanne cosiddette romulee, dove cioè si insediarono i primi abitanti romani. Proprio in cima al colle, sul versante che guarda al Velabro, ecco che sono emersi nel terreno vergine del Palatino, degli interessanti buchi per i pali della capanne databili all’VIII secolo a.C. che indicano come il colle fosse realmente abitato. Ma da chi? Stando alla leggenda…proprio da Romolo! 

 

 

 

Il “mitico” Lupercale

Altro luogo a metà tra storia e leggenda è il celebre Lupercale. Di cosa si tratta? Della grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa avrebbe allattato i due gemelli, Romolo e Remo, trasformata poi in luogo di culto dedicata al dio Luperco, il lupo sacro del dio Marte. Oggi appare come un suntuosa grotta-ninfeo, straordinariamente restaurata da Augusto. Era qui che si celebravano tra il 12 e il 15 febbraio i Lupercali, particolari festeggiamenti con riti di purificazione che prevedevano lo svolgimento di sacrifici di caproni. Un curioso rituale per i nuovi iniziati prevedeva il doversi bagnare la fronte con il sangue degli animali immolati, vestirsi con le loro pelli per poi colpire con strisce di pellame le donne per purificarle e favorirne così la fertilità!

 

 

 

Le abitazioni sontuose: la Domus Isiaca e la Casa dei Grifi

Ovviamente da quei lontani tempi il colle è molto cambiato, anche perché dopo la fase monarchica (terminata nel 509 a.C.), molti furono i personaggi che qui decisero di abitare, quasi sempre le persone più in vista del tempo. Nonostante le strutture successive di epoca augustea e imperiale abbiano in gran parte obliterato quelle precedenti, è ancora possibile scorgere alcune residenze repubblicane, spesso però non aperte al pubblico. Tra queste ricordiamo in particolare la domus tardo repubblicana detta Isiaca, dagli affreschi contenuti in uno degli ambienti. La casa, tagliata dalle fondazioni della basilica di Domiziano, era ampia e lussuosa, mirabilmente decorata nel cosiddetto II stile pompeiano: per motivi di conservazione, gran parte delle decorazioni furono staccate e poste nella Loggia Mattei. In una delle aule furono appunto rinvenuti affreschi con motivi vicino al culto della dea egizia Iside, come situle, ghirlande di rose, fiori di loto, disco solare, serpenti, ecc. E’ dunque probabile che il proprietario di casa fosse un ricco personaggio vissuto al tempo della conquista dell’Egitto di Cleopatra, quando a Roma ci fu una vera e propria egittomania. Alcuni studiosi ipotizzano si possa trattare addirittura della residenza di Marco Antonio o di Agrippa!

 

Aula-Isiaca-Palatino_lasinodoro

 

 

Non lontano da questa dimora vi è poi la più famosa Casa dei Grifi, appartenuta sicuramente ad un personaggio dell’aristocrazia. Costruita nel II sec. a.C., si articola su due piani e presenta numerosi vani disposti intorno ad un atrio centrale: la caratteristica principale è data dai raffinati affreschi rinvenuti sulle pareti, tra cui si riconoscono due grandi grifi in stucco bianco e in posa araldica di fronte a un rigoglioso cespuglio di acanto. Siamo di fronte alle più antiche pitture di II stile pompeiano a noi giunte! Molti muri presentano ancora lacerti di intonaco dipinto, dove possiamo vedere la rappresentazione illusionistica delle colonne, che su basi ornate di rombi, si staccano dalle pareti, dove specchiature policrome, ricordano le venature dei marmi più pregiati. La pittura ricrea così l’illusione di un ambiente dall’arredo elegante cui contribuiscono i pavimenti musivi bicromi, rendendo questo luogo uno dei più magici di tutta la città. 

 

palatino_casa_grifi_lasinodoro

 

 

I templi più antichi del colle

Non potevano di certo mancare le aree di culto e tra queste, le più antiche, sono il Tempio della Magna Mater, divinità orientale identificabile con Cibele, il cui culto fu introdotto a Roma nel 204 a.C. durante la Seconda Guerra Punica; il Tempio della Vittoria, realizzato nel 294 a.C. dal console Lucio Postumio Megello; e tra di essi il piccolo Sacello della Victoria Virgo, edificato nel 193 a.C. da Catone, a lungo considerato l’Auguratorium, e cioè il tempio augurale in cui i sacerdoti incaricati di prendere aurispici prima di un importante evento (gli auguri appunto) osservavano il volo degli uccelli stando rivolti verso sud/est.

 

 

Il colle continuò poi ad essere considerato di straordinaria importanza, motivo per il quale Ottaviano Augusto decise di venire a vivere proprio qui, accanto ai luoghi della mitica fondazione della città, andando a costruire l’imponente Tempio di Apollo annesso alla sua elegante residenza, la Casa di Augusto appunto, separata da una strada basolata da quella della moglie Livia. Ma questa è tutta un’altra storia: e puoi scoprirla qui!