Agosto a Roma? Qualche consiglio su cosa fare e dove andare!

Passetto-di-Borgo-Castel-Sant-Angelo_lasinodoro

Visitare la Città Eterna vuol dire immergersi nella storia, nell’arte e nell’archeologia. Grazie ai suoi musei, ai suoi siti, ai suoi scorci e all’intero centro storico, Roma saprà accontentare ogni viaggiatore! In Estate poi le opzioni di visita si moltiplicano perché di sera la città si riempie di eventi suggestivi a cui poter partecipare e di aperture straordinarie per visitare monumenti al chiaror di Luna!

 

Visitare i grandi classici: Colosseo, Foro Romano e Castel Sant’Angelo

Roma vuol dire antichità: ecco quindi che non si potrà non visitare l’area archeologica del Foro Romano e del Colosseo: di giorno – sfidando il caldo – per meglio apprezzare i grandiosi monumenti qui edificati durante il corso dei secoli, di sera per provare emozioni nuove e particolarmente suggestive.

 

 

Un altro monumento simbolo della città è Castel Sant’Angelo: da mausoleo dell’imperatore Adriano a fortezza medievale, fino a divenire palazzo papale e temutissima prigione. In estate la visita si può anche svolgere in serale ed è imperdibile includere nel tour anche le stanze “segrete”, le prigioni sotterranee, il bagnetto di papa Clemente VII ed il celebre camminamento del Passetto di Borgo, un lungo corridoio ricavato all’interno delle mura che collegano il castello al Vaticano, ideato appositamente per mettere in salvo il pontefice in caso di attacco.

 

 

 

Mostre a Roma in Estate

Gli appassionati d’arte potranno poi dedicare le proprie giornate andando per mostre. Le più interessanti in programma sono Canaletto 1697-1768 a Palazzo Braschi fino al 19 Agosto; Turner al Chiostro del Bramante fino al 26 Agosto e ancora L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2018 a Palazzo delle Esposizioni fino al 2 Settembre.

 

Appia Antica tra natura e archeologia

I più “atletici” potranno dedicarsi invece ad una bella passeggiata lungo l’Appia Antica – magari affittando una bicicletta – per andare alla scoperta di tutti gli importanti e antichi monumenti della Regina Viarum: catacombe, ville imperiali e monumenti funerari raccontano ancora oggi secoli di storia.

 

ferragosto_appia_lasinodoro
Appia Antica

 

 

Sere d’estate a Roma

Cosa fare la sera? Molte sono le opzioni tra cui scegliere! Per gli amanti del cinema, ricca è la programmazione dell’Isola del Cinema: ogni sera numerosi eventi in una cornice d’eccezione, l’Isola Tiberina. Se si è in cerca di qualche spettacolo teatrale invece, consigliamo di assistere ad una rappresentazione al Luigi Toti Globe Theatre, il teatro elisabettiano di Villa Borghese diretto da Gigi Proietti, dove i drammi e le commedie di William Shakespeare sono ovviamente i protagonisti assoluti!

 

 

 

In alternativa si potrà scegliere di gustare qualche ottimo piatto della cucina romana a Trastevere, Testaccio o nel Ghetto e ancora godere delle luci e dei colori del Tevere. In Estate infatti, lungo le sue sponde, si susseguono stands per lo shopping, ristoranti e locali: mangiare o bere qualcosa lungo il fiume è veramente un’esperienza unica!

 

 

 

 

San Pietro in Montorio: tradizione e arte al Gianicolo

San_Pietro_in_Montorio_lasinodoro

Uno dei luoghi più suggestivi di Roma, si trova sul Gianicolo ed è indubbiamente il complesso di San Pietro in Montorio (chiesa e Tempietto del Bramante), non solo perché offre uno straordinario panorama sull’intera città, ma anche per la forte spiritualità che emana.

 

San Pietro e i Gianicolo

Secondo la tradizione infatti, il complesso sorge nel luogo in cui l’Apostolo Pietro fu crocifisso sulla croce capovolta a testa in giù. Fu quindi qui che nel medioevo i monaci celestini decisero di edificare una piccola chiesa che passò poi nel XII secolo ai benedettini e nel Quattrocento, per volere di papa Sisto IV della Rovere, ai francescani. I frati, a seguito della definitiva acquisizione e conseguentemente al diffondersi della notizia che la chiesa contenesse la memoria del martirio di San Pietro, provvidero a far abbattere il vecchio edificio.

 

San Pietro in Montorio: la storia della Chiesa

La nuova chiesa, realizzata dall’architetto Baccio Pontelli, fu eretta inizialmente con i proventi offerti dal re di Francia Luigi XI e successivamente, da quelli dei reali di Spagna Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia, venendo infine consacrata il 6 Giugno del 1500.

La chiesa è dotata di una raffinata ed elegante facciata a timpano, a due ordini con rosone gotico centrale ed è preceduta da una doppia rampa di scale che conduce al portale ligneo d’ingresso. L’interno, a navata unica e abside poligonale, è scandito da tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, con altrettante cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto.

 

 

Arte in San Pietro in Montorio: Vasari, Sebastiano del Piombo e Bernini

Un luogo così importante per la cristianità non poteva che custodire al suo interno preziose opere d’arte e tra le più celebri vi sono la Flagellazione e la Trasfigurazione di Sebastiano del Piombo e la serie di affreschi realizzati in ben due cappelle da Giorgio Vasari. Degna di nota poi a livello architettonico è la Cappella Raimondi, la seconda sulla sinistra, disegnata da Gian Lorenzo Bernini intorno al 1640.

 

San_Pietro_in_Montorio_Cappella_Raimondi_lasinodoro

 

Il “ricordo” di Beatrice Cenci

Sotto l’altare maggiore, non ricordata da alcuna lapide come avveniva per tutti i condannati a morte, fu sepolta nel 1599 Beatrice Cenci, la cui testa fu posta all’interno di in un’apposita teca fino al 1789. Si racconta che in seguito un soldato francese di nome Jean Maccuse, abbia profanato la teca e dopo essersi divertito a prendere a calci la disgraziata testa della povera Beatrice, se ne sia andato con la reliquia in tasca! Il soldato però sembra sia stato colpito da una terribile maledizione: da quel momento, non ebbe infatti più pace!

 

La Trasfigurazione di Raffaello

La chiesa perse poi anche un’importante opera d’arte, la Trasfigurazione di Raffaello, qui posta nel 1523. Il cardinale Giulio de’ Medici aveva commissionato l’opera per donarla alla Cattedrale di Narbonne in Francia, di cui era titolare, ma l’opera non arrivò mai a destinazione. Raffaello morì e la tela fu in seguito terminata da Giulio Romano; rimasta a Roma, fu donata alla Chiesa di San Pietro in Montorio, dove rimase sino al 1797, anno in cui Napoleone la fece trasferire a Parigi. Il capolavoro di Raffaello tornò però a Roma nel 1816, venendo esposta nella Pinacoteca Vaticana, dove ancora oggi è possibile ammirarla.

 

Trasfigurazione-Raffaello_lasinodoro

 

Il Gianicolo e la Repubblica Romana

Le tristi vicende della chiesa non finiscono però qui. Nel 1849, quando il Gianicolo fu teatro dei violenti combattimenti a difesa della Repubblica Romana, la chiesa finì sotto i bombardamenti che ne danneggiarono l’abside ed il tetto, distruggendo invece completamente il campanile del Quattrocento che però fu poi interamente ricostruito. 

 

 

I mestieri di una volta. Roma che fu

via-dei-Pettinari_lasinodoro

Con la velocità con cui nell’ultimo secolo il progresso ha compiuto passi in avanti, difficilmente ci si ferma a riflettere su come fino a nemmeno un centinaio di anni fa, i nostri antenati potessero svolgere alcune azioni quotidiane cadute ormai in disuso. Il volto delle città e dei paesi, così come i loro abitanti, si è talmente trasformato che alcune abitudini e modi di fare di una volta ormai risulterebbero del tutto fuori tempo e luogo! Con questa premessa è abbastanza immediato comprendere come si siano evoluti negli anni anche i mestieri: non solo sono cambiati quasi radicalmente i processi di produzione, ma alcuni lavori sono completamente scomparsi e difficilmente oggi potrebbero tornare in voga. Ma traccia della loro importanza è presente ancora in alcune parti del centro di Roma, dove strade e piazze mantengono ancora il nome di questi antichi mestieri. Scopriamoli insieme!

 

Gli antichi mestieri ricordati nelle vie

I Giubbonari erano coloro che cucivano e vendevano i giubboni o i gipponi (dal latino “jupponarii”), cioè dei corpetti che divennero poi delle giacche. Ancora oggi a Roma questo capo di indumento è chiamato comunemente “giubbotto”.

I Chiavari invece erano i fabbricanti di chiavi, noti spesso per il loro “doppio lavoro”: non era rado infatti che fossero coinvolti in furti e scassinamenti, essendo abili nell’aprire serrature e nel contraffare chiavi di ogni tipo!

 

via-dei-Chiavari_lasinodoro

 

 

Vi erano poi i Pettinari che realizzavano e vendevano pettini per ogni necessità e di ogni materiale: da quelli per i capelli particolarmente preziosi in avorio o ebano a quelli in legno per lavorare lino e seta. La lavorazione di vasi e catini di rame era invece affidata ai Catinari e Calderari, così chiamati dall’antico nome latino di questi manufatti i “cacabera”.

E ancora vi erano i Baullari, i Balestrari, i Cappellari e i Funari rispettivamente lavoratori e venditori di bauli e valigie, balestre, cappelli e corde.

 

via-dei-Cappellari_lasinodoro

 

Altro mestiere molto in voga a Roma era il Paternostraro – poi chiamato Coronario – artigiano che pazientemente costruiva i rosari, per ogni gusto e per ogni tasca.

 

via-dei-Coronari_lasinodoro

 

Gli “Acquaroli”

Curioso il mestiere degli Acquacetosari, sottogruppo dei più noti acquaioli (o “acquaroli” come si dice a Roma), che come questi ultimi avevano il compito di vendere acqua di porta in porta e nelle strade.

 

statua facchino_lasinodoro
Facchino

 

La loro particolarità sta nel fatto che l’acqua venduta dagli Acetari – come erano anche chiamati – era solamente quella della sorgente acetosa, che si trova nella zona nord di Roma, particolare per il retrogusto ferruginoso e toccasana – almeno così si riteneva al tempo – per moltissimi malanni!

 

 

Horti: i giardini di lusso degli antichi romani

Horti Sallustiani_lasinodoro

Tra le abitazioni più sontuose dell’Antica Roma, meritano certamente una particolare menzione gli Horti. Con questo termine si indicano le dimore signorili edificate in aree suburbane – e quindi periferiche – sviluppate solitamente in più edifici e padiglioni disposti all’interno di immense aree verdi, sistemate a giardino oppure predisposte per la coltivazione.

 

Gli Horti di Lucullo al Pincio

Questo tipo di residenza, particolarmente lussuosa, iniziò a diffondersi a partire dal II secolo a.C. quando cioè incominciarono a crescere le disponibilità economiche delle singole famiglie. Tra gli horti più antichi di cui si ha menzione, vi sono quelli che Lucullo (importante militare romano) fece edificare nel I secolo a.C. sulla collina del Pincio, da allora chiamata appunto collis hortulorum, e cioè collina degli horti. Si trattava di un complesso di edifici e di giardini realizzati su terrazze, costruite sulle pendici del colle e collegate da scalinate monumentali. Sembra inoltre che l’edificio principale, si trovasse nella posizione oggi occupata dalla Chiesa della Trinità dei Monti.

 

horti-luculliani-ricostruzione_lasinodoro

 

 

Gli Horti di Giulio Cesare

Memorabili furono poi gli Horti di Giulio Cesare sul Gianicolo, grossomodo all’altezza oggi di Villa Sciarra, che ospitarono anche – lontano da sguardi indiscreti – Cleopatra giunta a Roma dall’Egitto nel 46 a.C. insieme al loro figlioletto, Cesarione. Dopo l’arrivo della regina, il Palatium (l’edificio principale) fu ampliato con l’aggiunta di un peristilio e decorato con sontuosi affreschi. I giardini inoltre si aprivano su un porticciolo fluviale in cui era ancorato il barcone egizio di Cleopatra.

 

horti-giulio-cesare-ricostruzione_lasinodoro

 

Gli Horti Sallustiani

Tra gli horti più imponenti vi erano quelli del grande storico romano Sallustio – occupavano l’intera area tra Pincio e Quirinale – fatti edificare nella seconda metà del I secolo a.C. Di tutta questa imponenza oggi resta ben poco, solo parte del grande padiglione centrale, ma sappiamo che dai suoi giardini provengono alcune delle più straordinarie opere di arte antica: il Galata Morente (oggi ai Musei Capitolini), il Galata Suicida e il Trono Ludovisi (entrambi a Palazzo Altemps). Questi horti dovevano essere talmente imponenti e lussuosi, da essere poi stati scelti anche da molti imperatori, nei secoli successivi, come residenza alternativa al grande palazzo sul Palatino.

 

 

Gli Horti di Mecenate

All’Esquilino invece vi erano gli Horti di Mecenate, stretto collaboratore e amico dell’imperatore Ottaviano. Anche in questo caso, degli immensi giardini e dei differenti edifici che qui si aprivano, resta visibile unicamente il cosiddetto auditorium, una grande aula semi-sotterranea munita di scenografica parete a ninfeo, utilizzata come triclinio e cioè come grande sala estiva per banchetti.

 

 

Ciò che rendeva però particolarmente lussuose questo tipo di residenze erano proprio le aree verdi adibite a raffinati ed eleganti giardini in cui i romani sistemavano sofisticati giochi d’acqua, boschetti, opere d’arte, portici, esedre, piante e fiori. Di tutto questo splendore oggi resta testimonianza nelle pitture parietali di giardino visibili nell’Auditorium di Mecenate, ma soprattutto negli straordinari affreschi della villa di Livia a Prima Porta (oggi a Palazzo Massimo alle Terme).

 

Gli Horti e l’Ars Toparia

Particolarmente diffusa era poi la moda dell’ars topiaria: i romani infatti nei loro progetti di giardini privati o pubblici non si limitavano a curare la crescita delle piante, ma cercavano di trasformare il loro aspetto naturale potandole e dando loro la forma di particolari oggetti o addirittura di animali. 

 

 

 

Alla scoperta del Gianicolo

gianicolo_lasinodoro

Per godere del più suggestivo panorama sulla città, la terrazza certamente più celebre di Roma è quella sul Gianicolo. Da qui infatti si potrà godere di una vista mozzafiato sull’intero centro cittadino, da Castel Sant’Angelo al Pantheon fino ai Fori Imperiali e piazza Venezia.

 

La storia del Gianicolo

Il Gianicolo è infatti uno dei colli più alti della città e, pur non rientrando nella rosa dei mitici sette su cui l’Urbe fu fondata, attesta una particolare importanza fin dalle epoche più antiche. Come spesso accade, è una leggenda a spiegare l’origine del suo stesso nome: si racconta infatti che il dio Giano – una delle più antiche divinità romane – abbia qui fondato un centro abitato, detto Ianiculum, e quindi Gianicolo. Situato sulla riva destra del fiume, immediatamente alle spalle di Trastevere, il colle fu poi occupato e annesso al resto della città nel VII secolo a.C. dal re Anco Marzio. In seguito, proprio per le sue immense aree verdi e la sua particolare posizione, un po’ defilata rispetto al cuore pulsante cittadino, fu scelto da Giulio Cesare come luogo in cui costruire i propri Horti (più o meno dove oggi si trova Villa Sciarra), sontuosi giardini adorni di tempietti, fontane e statue! Si racconta che qui abbia soggiornato anche l’affascinante Cleopatra durante il suo soggiorno romano, insieme proprio al suo amato!

 

Il Gianicolo moderno: la Repubblica Romana e Garibaldi

Passeggiando però sul colle, impossibile è non ricordare la serie di eventi che lo videro direttamente protagonista nella storia cittadina, quando cioè nel 1849 il Gianicolo fu teatro dell’eroica difesa della Repubblica Romana contro i francesi chiamati da papa Pio IX per “farsi restituire” Roma. Non è un caso quindi che il colle, dopo l’Unità d’Italia, fu adibito a memoriale del Risorgimento italiano, grazie alla realizzazione del Monumento ai caduti per la causa di Roma Italiana che include l’ossario dei caduti della Repubblica Romana del 1849 ed in cui trovò posto anche la Tomba di Goffredo Mameli; delle statue equestri di Garibaldi e di Anita; e alla serie di busti marmorei dei garibaldini, sparsi poi un po’ in tutto il parco.

 

 

 

Il Fontanone e il cannone del Gianicolo

La costruzione forse però più scenografica è la Fontana dell’Acqua Paola, a tutti nota come il Fontanone, mostra terminale dell’acquedotto omonimo, ripristinato tra il 1608 e il 1610 da papa Paolo V Borghese. E se si sceglie di salire al Gianicolo, ottima idea è farlo alle 12:00 in punto: tre soldati infatti, ogni giorno, caricano un cannone e sparano un sonoro colpo che risuona in tutta la città! La tradizione del cannone risale a papa Pio IX che, per evitare confusioni di orario, istituì nel 1846 questo servizio grazie al quale vennero “sincronizzate” tutte le campane delle chiese romane così da suonare all’unisono.

 

 

Gli altri monumenti sul Gianicolo

Tra gli altri importanti monumenti che meritano una menzione, vi sono certamente il Faro della Vittoria donato alla città da un gruppo di italiani residenti in Argentina proprio per celebrare la nascita dell’Unità Nazionale; la defilata ma importantissima Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo che ospitò Torquato Tasso quando giunse a Roma per l’incoronazione a poeta e in cui morì nel 1595; ma soprattutto uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano, il Tempietto del Bramante edificato proprio accanto alla Chiesa di San Pietro in Montorio.

 

 

Passeggiare sul colle vuol dire quindi poter assaporare e ripercorrere l’intera storia di Roma, gustandosi tutto il suo splendore dall’alto delle sue terrazze: controlla il programma mensile per farlo insieme a noi!